Esiste un "volto medio" per ciascuna etnia?
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Sir Francis Galton (Sparkbrook - Birmingham, 16 febbraio 1822 – Haslemere, 17 gennaio 1911) è stato un esploratore, antropologo e climatologo britannico, patrocinatore dell'eugenetica, termine da lui creato.

Oltre a tale parola, ha lasciato alla scienza anche termini come anticiclone – in quanto si interessava anche di meteorologia – e regressione e correlazione.
Contribuì all'affermazione di diverse discipline sperimentali, tra cui la psicometria.
In quanto nipote di Erasmus Darwin era cugino di Charles Darwin. Non portò mai a termine né gli studi in medicina, né ottenne il diploma di matematica a Cambridge.
Personaggio polivalente ed intellettualmente prolifico, Galton ha scritto più di 340 fra articoli e libri nel corso della sua vita. Fortemente interessato al miglioramento della razza ed alla selezione di una élite intellettuale, è stato il fondatore di una nuova disciplina da lui denominata eugenetica.
La sua teoria è anche detta darwinismo sociale. La teoria evolutiva portava con sé un ottimismo razionale, quello che la selezione naturale avrebbe migliorato le specie viventi; il darwinismo sociale rilevava che l'evoluzione umana non seguiva queste regole, e sosteneva che la selezione doveva applicarsi all'uomo poiché anch'esso appartiene al regno animale e perché la selezione naturale avrebbe garantito la migliore qualità degli individui e il migliore futuro della specie umana.

Le sue prime pubblicazioni (nel 1850) riguardano la geografia, in seguito all'esplorazione del Nilo bianco (tratto iniziale del Nilo) nel 1846 e dell'Africa sud-occidentale nel 1850.
In seguito a quest'attività come geografo venne eletto nel 1860 membro della Royal Society e diventò successivamente (e praticamente per il resto della sua vita) membro del Consiglio della Royal Geographical Society.

Galton dedicò svariati volumi (1891, 1892, 1893 e 1895) ed articoli all'esposizione dei suoi studi sulle impronte digitali. Misurò la probabilità che due individui diversi possiedano le medesime impronte, ne indagò l'ereditarietà e le caratteristiche in diversi gruppi razziali, ed ideò un sistema per la loro classificazione. Il metodo di identificazione mediante impronte digitali era stato già introdotto da William James Herschel negli anni 1860, ed il suo uso in ambito criminale e giudiziario già proposto da Henry Faulds nel 1880.
Ma furono le ricerche di Galton, congiuntamente a quelle svolte da Sir Edward Henry nel medesimo periodo, ad impostare su base scientifica lo sviluppo e le applicazioni di questo metodo, favorendone quindi l'effettiva adozione nelle aule giudiziarie (cfr. Bulmer 2003).

Sir Francis Galton nel 1880 sperimentò anche il metodo del 'ritratto composito'.
Utilizzò più ritratti, sovrapponendoli, per creare una media.

I volti sono stati l'argomento di dibattito e ricerca, concentrandosi sull'attrattiva del viso e sul perché diverse persone trovano un volto più attraente rispetto ad altri.

 

 


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Esiste un "volto tipico"
per ciascuna etnia?

 


Uno studio del dipartimento di Psicologia Sperimentale dell'Università di Glasgow ha utilizzato migliaia di fotografie di visi per verificare le caratteristiche comuni agli abitanti di uno stesso paese. Sono state così identificati volti "tipici" di 41 etnie diverse.


 

Qualcuno li ha definiti i "visi medi", altri i "volti tipici": sono le rappresentazioni generate al computer miscelando insieme le caratteristiche di migliaia di fotografie di volti della stessa nazione.

Generalmente si pensa ad un "viso medio" come uno senza caratteristiche particolari, quelli generati da questa ricerca,invece, identificano i tratti salienti di un popolo, con pelle perfetta, volti giovanili ed occhi luminosi, risultando tutti piacevoli e belli.

In questo primo gruppo di fotografie i volti caratteristici di quattro paesi europei, in alto, sono confrontati con quelli di quattro nazioni sudamericane.
La carnagione delle europee risulta solo leggermente più chiara (a parte il volto dell'Argentina), così come il colore degli occhi e dei capelli.


Partendo dal punto focale, gli occhi, molteplici immagini sono state sovrapposte dal computer che ha rilevato le caratteristiche comuni più presenti nelle immagini esaminate.

Si tratta di una versione moderna della tecnica antropologica pionieristica del tardo XIX secolo. Il metodo - chiamato 'composito ritrattistica' - infatti fu usato nel 1880 da Sir Francis Galton, uno scienziato sociale, cugino di Charles Darwin che, per primo, creò l'immagine del "viso medio" sovrapponendo più ritratti di individui.

Non sono mancate critiche a questo studio. Alcuni asseriscono che le immagini prodotte riproducono solo giovani ventenni e quindi non riflettono qualsiasi fascia di età all'interno di un paese.


Gli autori del progetto hanno spiegato che il metodo rileva la forma delle caratteristiche maggiormenti presenti, fondendo le immagini insieme. Questo spiega anche perché sui visi generati non ci sono macchie o imperfezioni

La tecnica di Galton in seguito è stata usata particolarmente nello studio dell'attrattiva, lo studio della percezione della bellezza.
Dall'analisi risulta che le caratteristiche più comuni, fuse insieme, generano un bel volto e che ciò che risulta "brutto" è quello che rompe questa armonia.

Una delle critiche a questa ricerca rileva proprio che tutti i volti generati sono "belli".
Ma avere tutte le caratteristiche tipiche di un'etnia vuol dire avere un viso "medio"? Mentre molti sono d'accordo che abbia senso affermare che avere tutte le caratteristiche "medie" di un popolo equivale ad essere "belle", in quanto queste caratteristiche non comprendono i difetti.

Alcune anomalie rilevate sulle immagini possono essere spiegate da come sono state realizzate. La presenza di grigio nei capelli è il risultato del biondo miscelato o "diluito" con le altre colorazioni.

Un'altra anomalia è stata rilevata nel viso sudafricano, ritenuto troppo chiaro, o pallido, per una popolazione che conta solo il 9,2% di bianchi.

Questa ricerca è stata ispirata dal progetto "The Face of Tomorrow" realizzato dal fotografo sudafricano Mike Story che ha raccolto i volti di persone provenienti da varie città per uno studio alla Goldsmith University di Londra.
Story ha spiegato: "Seduto in metropolitana, ero incuriosito dalle diversità che erano mescolate: somali, indiani, americani, cittadini dello Zimbabwe, scandinavi e cento altre nazionalità in lizza per il loro posto nella metropoli.
Mi sono chiesto: "Che cos'è questo luogo, com'è un londinese?"
Ho pensato che se si potevano riunire e miscelare le caratteristiche di tutte queste persone che vivevano insieme a Londra, sarebbe stato possibile avere un'idea degli abitanti futuri, di come saranno i londinesi del futuro..."