La Tempesta del Giorgione
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L'autore: Gina Collia-Suzuki, inglese, storica dell'arte, scrittrice, artista lei stessa, si definisce "Vittoriana, bibliofila, figlia dell'Illuminismo".

 

 

 

 

 


 

 

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Giorgione è lo pseudonimo di Giorgio Zorzi o Gasparini (Castelfranco Veneto, 1477 circa – Venezia, 1510).

Giorgione, autoritratto, Szépmûvészeti Múzeum, Budapest.

Ebbe, in vita, grande popolarità diventando una delle figure più enigmatiche della storia della pittura. Non ha mai firmato alcuna opera e la determinazione del suo catalogo ed i significati iconografici di molti suoi lavori sono, ancora oggi, oggetto di controversie e dibattiti.
Attivo sulla scena pittorica veneziana per poco più di dieci anni, lasciò un segno indelebile, assumendo proporzioni leggendarie.
Il soprannome di "Giorgione" probabilmente era dovuto alla sua alta statura.

 

I colori
Figure e paesaggio si fondono grazie alla tecnica della pittura tonale, che armonizza i colori su cromie verdi e dorate, sfumando i contorni per creare effetti atmosferici.
Giorgione infatti ha reso quel particolare momento di luce che la sera precede i temporali, quando l'aria è umida e vi sono gli ultimi raggi del crepuscolo.
Particolare l’effetto “bagnato” sulle foglie, quello delle “ombre in movimento” e lo spettacolare effetto della trasfigurazione dei colori sotto la luce del lampo.
I tocchi di giallo e di verde chiaro muovono le fronde e le rendono vibranti e vive, dando l’impressione del vento, mentre il rosso dell'abito dell'uomo bilancia con la sua vivacità l'omogeneità cromatica del resto dell'immagine.

I significati nascosti
Questo è uno dei quadri più misteriosi nella storia dell’arte, infatti gli studiosi hanno sviluppato fino a 40 interpretazioni differenti, ma ancora oggi è oggetto di analisi.
E' piuttosto evidente che non si tratta semplicemente di un paesaggio.
Moltii elementi appaiono come "segnali", ma soprattutto è il contesto in cui si inserisce l'opera a rivelarci la presenza di significati nascosti intenzionalmente.
Questo dipinto, come la grande maggioranza delle opere di Giorgione, è stato realizzato per una destinazione privata.
I committenti degli artisti del Cinquecento, in particolare nel Veneto, erano di una classe sociale di cultura molto elevata e gusti raffinati oltre, ovviamente, ad avere una grande disponibilità economica. Le opere d'arte possedute ed esposte nei rispettivi palazzi dovevano testimoniare il loro prestigio.
Questi committenti erano molto esigenti ed avevano sempre esigenze e richieste particolari.
Infatti cercavano nell'opera d'arte una serie di significati nascosti, così diversi e complicati, da essere comprensibili solo a pochissime persone.
Purtroppo oggi, perduto il contesto culturale e le conoscenze che ci potrebbero far comprendere quella realtà, si possono solo avanzare delle ipotesi, con gli scarsi indizi riscontrabili. Neppure le radiografie e le moderne tecnologie di analisi sono state rivelatrici.
In ogni caso, anche riferendosi ad altre opere dello stesso genere prodotte dagli artisti di quel periodo veneziano, appare molto probabile che Giorgione abbia usufruito la tradizionale costruzione per allegorie, in riferimento a fonti letterarie e poetiche sia classiche che contemporanee.

Forse questo dipinto ha un messaggio morale.
O forse il pittore ha voluto dipingere una metafora della fragilità e vulnerabilità dell'essere umano rispetto alla natura.
O forse "La tempesta" non è altro che un dipinto la cui illogica, inspiegabile e incontestabile bellezza è più vicina ad una melodia musicale che a un tradizionale dipinto del Rinascimento.

In definitiva questo è anche un esempio di come l'opera d'arte possa diventare uno strumento di proiezione e rielaborazione psicanalitica, da parte delle menti di coloro che, nel corso dei secoli, analizzano il dipinto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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© 2016 Gina Collia-Suzuki

 

Uno dei capolavori più enigmatici della storia dell'arte

La Tempesta del Giorgione

di Gina Collia-Suzuki


La studiosa inglese Gina Collia-Suzuki presenta il capolavoro del Giorgione non solo dal punto di vista artistico, ma pure per l'enigma che rappresenta, un messaggio carico di allegorie che collega questo straordinario pittore ad altri come Tiziano, Sebastiano del Piombo e Palma il Vecchio, tutti legati in qualche modo alla confraternita dei Rosacroce.


Il dipinto "La Tempesta", venne realizzato dal Giorgione poco prima della sua morte, nel 1510. È un quadro per il quale non non c'è ancora nessuna interpretazione definitiva: Salvatore Settis, nel suo libro "Giorgione's Tempest: Interpreting the Hidden Subject" ci dice che ci sono state da trenta a quaranta diverse interpretazioni per quanto riguarda il suo significato.
In effetti questo dipinto è così misterioso... e tutti noi amiamo un buon mistero!

La Tempesta - Giorgione - 1505-1508 circa, olio su tela, 82 cm × 73 cm. Gallerie dell'Accademia, Venezia

Settis suggerisce che il dipinto raffiguri Adamo ed Eva con l'infante Caino, che la città sullo sfondo sia il Paradiso e che i protagonisti sono raffigurati dopo la loro espulsione da parte di Dio, la cui presenza è indicata dal fulmine nel cielo.
Un'altra ipostesi è che il dipinto raffiguri Maria e Giuseppe in un momento di riposo durante la loro fuga in Egitto. Vorrei sottolineare che io non sono religiosa, quindi non trovo che l'idea di una Madonna nuda possa essere scioccante e quindi impensabile. Ma quando guardo la donna seduta, non vedo la Madonna. Si può paragonare e notare la differenza, tra la donna della Tempesta e il particolare del primo piano della Madonna dall'Adorazione dei pastori sempre del Giorgione (vedi più sotto).
Non penso, quindi che si tratti di una dipinto religioso.

Dettaglio della donna col bambino nella Tempesta.

Dettaglio della Madonna, dall'adorazione dei pastori, c. 1500, del Giorgione.

Vent'anni dopo la morte di Giorgione, Marcantonio Michiel ha descritto il quadro come 'el paesetto in tela cun la tempesta, cun la cingana et soldato' (il piccolo paese su tela con la tempesta, con la zingara e il soldato); l'inventario del 1569, della collezione della famiglia Vendramin, che possedeva il dipinto, registra il lavoro come 'una cingana, un pastor in un paeseto con un ponte' (una zingara, un pastore in un piccolo paese con un ponte). Questa è l'interpretazione favorita da Giovanna Scrire Nepi, direttore delle gallerie dell'Accademia di Venezia, dove il dipinto è attualmente ospitato.

Edgar Wind, nel suo libro "Giorgione’s Tempesta" (pub, 1969), ha identificato il soggetto del dipinto come una rappresentazione allegorica della virtù della Forza e della Carità opposte alla Fortuna, personificata dalla tempesta nascente. C'è una piccola medaglia di bronzo di Peter Flötner che mostra la personificazione della Carità in una posa molto simile a quella del quadro del Giorgione, inserita in un paesaggio con una città sullo sfondo (vedi sotto). È stato anche suggerito che la giovane madre del Giorgione sia la madre terra, la personificazione degli aspetti nutritivi della natura.

Carità. Medaglia di bronzo di Peter Flötner, c.1540-6, Victoria & Albert Museum di Londra.

Un altro suggerimento è che il dipinto si basi sui "sette eroi contro Tebe" e che la giovane donna sia Issipile, che era la balia del figlio di Licurgo. Avendo chiesto di condurre l'assetato esercito Argivo all'acqua, posò il suo infante a terra, dove venne ucciso da un serpente. Capaneo, uno dei sette contro Tebe, più tardi si trovò presso le mura di Tebe e proclamò che Zeus stesso non poteva fermarlo dall'invadere la città. In risposta Zeus lo colpì con un fulmine.

Byron pensò che il dipinto mostrasse l'artista stesso, con la moglie e il figlio. In base ad un raffronto con altri due quadri simili, questa ipotesi sostiene che le tre figure formino un gruppo familiare. Uno, esposto al Philadelphia Museum of Art (vedi sotto), mostra una donna seduta, un alabardiere in piedi e due bambini in un paesaggio boscoso. L'altro, presso il Fogg Art Museum (Harvard University Art Museums, Cambridge, Mass.), raffigura una scena simile ma con un solo bambino. Ma le differenze tra questi due quadri e quello del Giorgione sono più forti delle eventuali somiglianze. La figura maschile nei dipinti di Filadelphia e Cambridge è chiaramente raffigurata come soldato e funge da protettore del gruppo. La figura del Giorgione è vestita come un cittadino e ha un semplice bastone. Il posizionamento delle figure nei dipinti di Filadelphia e Cambridge suggerisce un gruppo familiare; l'uomo e la donna nella pittura di Giorgione sono separati da un corso d'acqua e difficilmente sembrano consapevoli della vicenda. Lui sembra guardare sopra la spalla verso il sentiero, lei guarda fuori dal dipinto, verso lo spettatore e non presta assolutamente attenzione al giovane.

Paesaggio con alabardiere, madre e due figli. Seguace di Palma Vecchio, 1515 - Philadelphia Museum of Art.

La conclusione di Januszczak è che il dipinto mostri la bionda Demetra (la dea greca del raccolto) e Giasione, che si dice si siano incontrati ad un matrimonio, amandosi per tre volte in un campo arato, generando la nascita di Pluto.
Zeus, irritato dal loro comportamento, colpì a morte Giasone con un fulmine. Secondo Januszczak, la colonna danneggiata situata dietro al giovane significa una vita spezzata, mentre l'uccello appena visibile sul tetto in lontananza è una gru, uno degli attributi di Demetra.

Per quanto riguarda l'uccello, non credo sia una gru. Dopo aver consultato alcuni esperti, sono propensa a pensare che si tratti di una cicogna. La cicogna è connessa con la fertilità e la gravidanza fin dall'antichità, sarebbe in sintonia con l'idea della giovane donna personificazione della madre terra.

Dettaglio dalla tempesta. Un uccello solitario si erge sulla cima di un tetto molto spiovente.

Tornando al suggerimento di Januszczak, che il dipinto raffiguri Demetra e Giasone, c'è qualcosa che mette in dubbio tutte le interpretazioni che basano la loro formulazione sulla figura maschile. Infatti sia che si pensi a lui come Giasone, Adamo o Giuseppe, quel giovanotto nella prima stesura del quadro era una donna nuda.

Dettaglio dalla tempesta. La figura maschile, con i calzini spaiati.

Il giovane, è identificato dalle sue calzature, si tratta di un componente della Compagnia della Calza (compagnia dell'ordine della calza), confreternita di giovani nobili veneziani che organizzavano eventi musicali e teatrali in città. Un altro dei suoi compagni, con le calze di colore diverso, è mostrato nel concerto pastorale (vedi più sotto), che è stato attribuito a Giorgione e Tiziano. Data l'errata identificazione della figura maschile da parte di Michiel e sull'inventario di Vendramin (un soldato secondo il primo, un pastore secondo quest'ultimo), cosa dovremmo dire della loro identificazione della donna come una zingara?

Alcune radiografie hanno rivelato i rifacimenti (vernice di fondo): una donna nuda infatti occupava l'area del dipinto dove è raffigurato il giovane. Come potete vedere nell'immagine qui sotto, nella ricostruzione realizzata da Antonio Morassi, la donna è seduta sulla riva del fiume, le gambe immerse nell'acqua fino al ginocchio. Non ha nessun infante e non c'è spazio perchè un bambino possa sedersi o sdraiarsi sulla riva accanto a lei. È stato suggerito che, essendoci originariamente un nudo femminile sulla sinistra del dipinto, doveva essere prevista una figura maschile sulla destra, ma questa è solo una congettura. Immaginate il quadro con nessuna figura maschile: la cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden, Maria e Giuseppe viaggio in Egitto, o la storia d'amore di Demetra e Giasione vi verrebbero in mente? Io non ci avrei mai pensato. Quando si visualizza l'immagine ai raggi X, i nudi mi ricordano più le Muse raffigurate nel concerto pastorale, più di qualsiasi immagine della Madonna.

Ricostruzione della Tempesta di Antonio Morassi (Le Arti, 1939).

Concerto pastorale (Concert Champêtre), c. 1510, attribuito da alcuni a Tiziano e da altri a Giorgione. Si pensa sia possibile che Tiziano abbia completato il dipinto di Giorgione, dopo la morte prematura di quest'ultimo.

Alcuni potrebbero dire che gli elementi modificati non sono assolutamente importanti, perché in definitiva non facevano parte del lavoro finito. Ma le modifiche apportate alla Tempesta ci dicono qualcosa su ciò che Giorgione stava pensando quando iniziò a dipingerlo. Non iniziò con l'immagine completata in mente, non aveva intenzione di includere la figura maschile sulla sinistra, il che suggerisce che il significato che intendeva trasmettere non faceva affidamento sulla presenza di tale figura, o perlomeno non faceva affidamento sulla presenza della figura in quel punto esatto.

Per me, la tempesta non è un quadro di figure in un paesaggio, è un dipinto di un paesaggio in cui ci sono figure: c'è differenza. Il paesaggio afferra la nostra attenzione. È dominante. È lunatico. È meraviglioso. È, almeno a mio parere, più importante di qualsiasi figura che vi è inserita. Ecco perché una donna nuda può essere sostituita da un giovane edonista, perché il significato del dipinto, se ce n'è uno, è presente nel paesaggio.

Dettaglio dalla tempesta.

Per quanto riguarda la tempesta stessa, tendo a non vedere il fulmine come segno della presenza, o rabbia, di qualsiasi Dio. Infatti, mi chiedo se il dipinto fosse destinato a suggerire che solo liberando la mente umana da tale superstizione l'uomo potrebbe trovare la pace. L'uomo e la donna nella pittura appaiono ignari della tempesta che infuria dietro di loro. Non sembrano essere in fuga dalla tempesta, nè dirigersi verso di essa; semplicemente sono in un posto dove non li coinvolge, sono separati dalla linea del ponte in legno che taglia orizzontalmente il dipinto in due. Il loro ambiente immediato è calmo e tranquillo. Dove alcuni vedono la tempesta come la manifestazione della potenza e la vendetta di un Dio, altri vedono solo la forza della natura. La natura è indiscriminata, non giudica, non cerca di punirti. È in grado di distruggere, ma non è il caso di preoccuparsi per questo; è semplicemente il senso delle cose e nessun uomo può indurre un fulmine a non colpirlo con la preghiera, con la devozione o con qualsiasi altra azione analoga.

La natura può distruggere ugualmente case coloniche e templi e né l'uomo né gli dèi possono fermarla. Il messaggio, in quel caso, sarebbe una liberatoria; gettare via le catene della superstizione e fare il fieno mentre il sole splende.

Gabriel Vendramin, il primo proprietario del dipinto, nel testamento del 1548 espresse la speranza che la sua collezione di dipinti e antichità rimanesse intatta 'soprattutto perché hanno portato una po' di pace e tranquillità alla mia anima durante le molte fatiche della mente e del corpo che ho sopportato nel condurre gli affari di famiglia'.

Forse proprio la pace della mente era tutto ciò che questo dipinto voleva trasmettere ai suoi spettatori. Ma sono aperta ad altre possibilità. So quali teorie non mi convincono: non credo che le figure rappresentino Adamo ed Eva, o Maria e Giuseppe. Ma non mi spingerò a conclusioni certe, in realtà penso che non sarà mai possibile farlo. L'artista è l'unica anima che possa comprendere davvero completamente il suo lavoro e gli artisti sono molto complicati.
Lasciare perplesso il pubblico è uno dei segreti di questo lavoro.