Ken Perenyi un falsario dal cuore d'oro
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Il giovane Perenyi al lavoro nel suo studio in Florida

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

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Ken Perenyi
un falsario dal cuore d'oro


Un'inchiesta televisiva ha cambiato la vita ad uno dei più grandi
falsari nella storia dell'arte.



Il falsario d'arte americano Ken Perenyi con una delle sue opere, nel 1988

Quando l'autobiografia del falsario d’arte Ken Perenyi, intitolata "Caveat Emptor", fu pubblicata nel 2012, si aprì subito un dibattito sulla moralità della falsificazione delle opere d'arte, vendute per centinaia di migliaia di dollari, ingannando facilmente gli “squali imbalsamati” che non capiscono nulla d’arte e la comprano come status sociale o per investimento.
Mentre alcuni hanno apprezzato il talento di Perenyi, altri hanno sottolineato l’imbarazzante moralità dei galleristi e dei mercanti d’arte, complici di questi traffici che cercano di coniugare estetica ed avidità.


Un Ken Perenyi alla maniera di Claude Joseph Vernet, artista del 18° secolo, "Vista di un porto al mattino".

Ma c'è un altro capitolo della vita di Perenyi che è stato omesso dalla sua autobiografia, quello che racconta come abbia usato i suoi guadagni illeciti per salvare una bambina dalla schiavitù.

La storia è andata così: dagli anni settanta fino ai novanta, Ken Perenyi fu un brillante falsario che padroneggiava le tecniche di una gamma di pittori americani del XIX secolo. Le sue falsificazioni erano magistrali ed ancora più impressionante era la sua capacità di replicare i minimi dettagli.
Quello che era iniziato come un hobby per pagare generi alimentari, i materiali per dipingere e la manutenzione della sua pregiata Bentley del 1936, ben presto divenne una carriera lucrosa che culminò in diverse vendite di Christies e Sotheby. Un falso Martin Johnson Heade arrivò alla cifra di 717.500 dollari.
Così comprò un cottage sulla spiaggia di Madera, riempì una cassaforte con un milione di dollari in contanti e godendosi una vita di lusso mentre continuava a sfornare i suoi falsi.

Giorgio Washington dipinto da Gilbert Stuart nel 1805 e, a destra, la copia di Ken Perenyi

 

Una notte nel 1997, Perenyi stava passeggiando sulla spiaggia, poi di colpo ebbe l’impulso di tornare a casa ed accendere la TV. Fu così che la sua vita cambiò per sempre. Stavano trasmettendo la rubrica “60 minuti” dove parlavano della schiavitù sessuale, una tradizione di trecento anni dell’Africa occidentale, nota come trokosi.
Si tratta di una forma di servitù rituale praticata in alcune regioni del Ghana, Togo e Benin che prevede la consegna delle giovani ragazze vergini perchè servano come schiave di un sommo sacerdote, in espiazione per gli atti illeciti di un membro della famiglia, o nella speranza o gratitudine per una benedizione divina.


Brigitte Perenyi si prepara al rituale per essere liberata dalla schiavitù. Foto di Ken Perenyi

Perenyi osservò sotto shock, inorridito, una bambina di sette anni, Brigitte, intervistata dal conduttore, che raccontava di essere stata consegnata al sacerdote da suo zio e dalla nonna nella speranza che questo atto avrebbe guarito lo zio dal morbo di Parkinson. Anche se la ragazza non sarebbe stata trattata come una sposa del sommo sacerdote, fino al suo primo periodo mestruale, la sua vita doveva essere dedicata ai lavori domestici ed agricoli per il sacerdote. Dopo il matrimonio, lei avrebbe avuto dei figli dal sacerdote, che sarebbero diventati, anche loro, suoi servi.

“La notte non riuscii a dormire pensando a quella povera ragazza," ha detto Perenyi "ho subito avuto simpatia per lei, che aveva la vita distrutta.... Io che mi sono sempre sentito così fortunato pechè alcune persone, molto potenti, si erano rivolte a me, aiutandomi… Così ho pensato: non mi interessa quale sacrificio dovrò fare, tenterò tutto il possibile per cambiare la sua vita”.

Quello che seguì è materiale per un film d'avventura. Perenyi parlò con i responsabili di "60 minuti", che lo misero in contatto con un'ONG in Ghana. Dopo aver effettuato le vaccinazioni necessarie, prese 10.000 dollari dalla cassaforte, mise un paio di falsi nel suo bagaglio e lasciò alcuni dipinti da Christies e Sotheby's, quindi partì per il Ghana, accompagnato da Wisdom Mensah, uno dei principali oppositori del sistema trokosi.
I due hanno affrontato un lungo trekking nella regione del Volta. Una volta lì, Perenyi spogliato nudo, è stato purificato con un pestaggio di rami di un albero di eucalipto e introdotto al sommo sacerdote che gli ha subito chiesto delle pillole per il suo alcolismo, una cassa di buon whisky e diecimila dollari. Seguì una serie di negoziati, con Perenyi che aveva anche organizzato un attacco di guerriglieri armati di AK-47, se fosse stato necessario, per liberare la bambina. Lui insisteva che non voleva "comprare" la bambina, ma che questa doveva essere liberata. Alla fine il sacerdote sembrava convinto, promettendo che la bimba sarebbe stata consegnata nella capitale, Accra, all'albergo di Pernyi.


Ken Perenyi si sta preparando a negoziare con gli anziani delle tribù; foto di Ken Perenyi

Passarono quattro lunghi giorni senza notizie, così Perenyi iniziò a preoccuparsi pensando che qualcosa di brutto fosse accaduto a Brigitte. Ma poi una notte, alle 3.30 del mattino, squillò il telefono: era Mensah, che gli diceva di incontrarlo nella hall dell'hotel. Nella hall, c'era Brigitte, seduta tra due delle guardie del sommo sacerdote, in pompa magna.

La storia non finisce qui. Dopo alcuni tentativi di attraversare le frontiere internazionali e una rapida cerimonia che permise al sommo sacerdote di salvare la faccia davanti al suo popolo, Brigitte venne affidata ad una famiglia di Accra, con Perenyi disposto a pagare per la sua educazione e custodia.
Ma c'era un problema. Lei non poteva essere restituita alla sua famiglia di nascita, perché se qualcuno di loro si fosse ammalato o un raccolto fosse andato male, avrebbero dato la colpa a lei, accusandola di aver offeso gli dei per non aver vissuto la sua vita come trokosi. Quindi non era possibile lasciarla in Ghana, così l’unica soluzione era quella di portarla con sé in America.

“In quei giorni," ricorda, “avevo tonnellate di soldi, così ho pensato che potevo portarla a casa, pagare una tata… mi sentivo onnipotente, pensavo che con i soldi potessi fare qualunque cosa”

Così Perenyi tornò a casa, lasciando Brigitte alle cura della famiglia di Accra, mentre lui organizzava l'adozione. Ma al ritorno scoprì che l’FBI stava indagando su di lui e che quindi non sarebbe più stato in grado di continuare con le sue falsificazioni.
“Non avrei più potuto assumere qualcuno!” ricorda ridendo. I seguenti diciotto mesi li passò sotto il controllo dell’FBI e delle agenzie di adozione. La sua vita venne rivoltata come un calzino, sia per le sue attività artistiche, sia per stabilire la sua idoneità ad un'adozione internazionale.
“I miei avvocati mi chiedevano di lasciar perdere l’adozione; pensavano che fossi pazzo. Ma rispondevo che non avevo alcuna intenzione di deludere una bambina che stava sognando di andare in in America””.

L'adozione finalmente venne approvata e Brigitte arrivò in America per vivere con il suo nuovo genitore.
“Ero un padre scapolo, senza alcuna esperienza, dalla cucina, alla pulizia, ai giochi, sempre sotto il controllo dell’FBI. Era una vita bizzarra” ricorda ridendo quei primi giorni, senza la bambinaia o le governanti che aveva immaginato.

Lei ora aveva le sue amiche e se dovevo portarle in qualche posto, ad esempio a pattinare, mi dovevo preoccupare per come avrebbe reagito l’FBI vedendomi su una macchina piena di bambine. Ricordarlo ora è divertente, ma al momento, oh, mio Dio! È stata dura, ma ci siamo riusciti e ogni giorno è stato bellissimo.
Non so come abbia funzionato, ma non mi aspettavo di essere una persona libera, con una bella figlia.
Perenyi non è mai stato accusato di alcun reato e, ora che la prescrizione ha cancellato ogni sua eventuale responsabilità, condivide apertamente la sua storia.

Brigitte, ormai cresciuta, è anche lei pronta a raccontare la sua esperienza
"Ogni giorno, appena arrivata, volevo tornare a casa" dice ricordando l'arrrivo in America. "Non sapevo quello che mio padre aveva fatto per me. Sapevo solo che avevo una famiglia da qualche parte e volevo andare da loro."

"Pensavo che sarei vissuta in un palazzo enorme!", ha detto, spiegando che guardando la televisione si era fatta un'idea dell'America, piena di grattacieli, mentre arrivando al cottage sulla spiaggia di Madeira, che sarebbe diventato la sua casa, rimase sbalordita a vedere quanto fosse piccolo. In quei giorni ero arrabbiata e silenziosa, mi mancava la mia famiglia, poi piano piano, mi sono resa conto di quello che era successo e mi sono abituata alla mia nuova vita.

"La vita era semplice. A me non sembrava che mio padre stesse facendo molto. Ma non avevo idea che per tutto il tempo aveva avuto a che fare con l'FBI". Fino a quando non sono andata al college non ho saputo la verità sulla schiavitù da cui era stata salvata e la verità sulla carriera di falsificatore di suo padre. Dopo la laurea all'Università, iniziò a posare come modella e la sua storia venne a conoscenza della rivista Marie Claire, che le propose di riportarla in Africa a rivedere la sua famiglia, per realizzare un articolo nel numero di aprile del 2013. Brigitte era eccitata ma nervosa, infatti era convinta che i suoi genitori avessero volutamente rinunciato a lei. Ma quando è tornata, ha scoperto che sua madre non aveva idea che lei fosse stata portata via e che aveva anche provato ad andare a trovarla, senza successo.

"Mia madre non pensava fossi ancora viva. Quando sono tornata con Marie Claire, è stato quasi uno shock, mi ha riconosciuta subito."

Ma sua madre la indusse a tornare in America, in modo da poter avere cura della sua famiglia di nascita e di aiutare la sua gente. Così dopo uno stage, Brigitte ha deciso di perseguire una carriera nello sviluppo internazionale e continuare la lotta per porre fine alla pratica della schiavitù trokosi. Ma per quanto emotivamente difficile e confusa sia stata la sua infanzia, c'è una cosa che vuole la gente sappia del suo padre adottivo. "Quello che voglio che la gente sappia è che nonostante tutto, mio padre è un angelo. Fu inviato a me da Dio e tutto ciò che è accaduto dopo è stato straordinario."


Ken and Brigitte Perenyi oggi. Photo by Brigitte Perenyi

Qual è il bilancio di Perenyi dopo aver lasciato la vita, altamente remunerativa, di falsario per diventare un genitore single? "Ho molto di cui essere grato, perchè la mia vita è cambiata totalmente, con valori diversi, senza molti soldi. Mia figlia mi ha riportato sulla terra e ora mi piace vivere una vita tranquilla".

Come dice Brigitte, "Quello che la gente deve sapere è che un ragazzo, mai stato sposato, che non ha mai avuto a che fare con dei bambini, ha visto quel video e da quel momento nel suo cuore tutto ciò che contava è stato di darmi una vita migliore".

Ora Brigitte vuole fare la sua parte per garantire che altri bambini nella sua patria, che non sono fortunati come lei, conducano una vita migliore. Se un uomo, con alcuni quadri falsi e una cassaforte piena di contanti ha potuto dare un lieto fine ad una storia terribile, non c'è che nessun motivo per cui Brigitte Perenyi, con la sua esperienza e la sua educazione, non possa mostrare al mondo che ne è valsa la pena.


Consultate: Tutti i grandi falsari nella storia dell'arte
130 storie di straordinaria contraffazione