I grandi falsari sono anche grandi artisti ?
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Falsario anche Michelangelo
Michelangelo Buonarroti (1475-1564) iniziò la sua carriera di scultore facendo passare uno dei suoi primi lavori in marmo, l'Eros addormentato, per un'antica statua romana, al fine di ricavare un prezzo molto migliore. Con l'aiuto di un commerciante, Michelangelo danneggiò e seppellì la scultura, al fine di "scoprirla" come una scultura antica.

 

 

 

 

 


 

 

 

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Quando il falsario
é un grande artista


Le storia di alcuni degli artisti fuorilegge che sono stati in grado di produrre opere "nello stile di",
con risultati altrettanto emozionanti, ingannando anche gli esperti più qualificati.



Mark Landis, USA (1955)

Noah Charney, uno studioso dell'arte e della falsificazione, ha scritto: "Mark Landis è una particolarità nella storia della falsificazione di arte: si distingue dalla gran parte dei falsari famosi i quali hanno agito per vendetta e per interesse".
Si pensa, infatti, che Landis abbia regalato più di 100 opere d'arte, da lui stesso contraffatte, ai musei degli Stati Uniti. Per fare queste donazioni, che sembravano autentiche, ha utilizzato diverse identità e si è anche vestito come un sacerdote gesuita. Ha spiegato che è stato spinto dal desiderio di compiacere la madre e onorare il padre, poi è diventato dipendente dal trattamento VIP che riceveva dal personale dei musei. Inoltre ha puntualizzato che non ha mai ricevuto soldi o benefici fiscali.
Successivamente i suoi lavori sono stati esibiti in una mostra all'Università di Cincinnati.


A destra una falsificazione di Mark Landis di un dipinto di Paul Signac. L'originale, intitolato "Rimorchiatore e chiatta a Samois", attualmente è al Museo Hermitage di San Pietroburgo, in Russia. A sinistra il catalogo che Landis ha utilizzato per realizzare il falso.

Landis è stato smascherato da Matthew Leininger, curatore dell'Oklahoma City Art Museum, che si insospettì dopo una donazione di quattro pezzi alla sua istituzione.
Leininger fece esaminare alla luce ultravioletta un dipinto attribuito ad un autore francese del XIX secolo, denominato Stanislas Lepine: alcune parti brillavano di un bianco luminoso, inquietante. Un ulteriore ingrandimento confermò i sospetti, evidenziando i pixel di una copia digitale.

Il lavoro qui sopra è una copia di un Picasso fatta da Landis e donata ad un museo in Florida.
Non è ancora chiaro se Mark Landis abbia violato qualche legge, considerato che nessun procedimento è stato aperto contro di lui. Il fatto che non trasse alcun ricavo, ha eliminato una serie di possibili accuse.

Icilio Federico Joni, Italia (1866-1946)

Era stato abbandonato, dopo la nascita, alla ruota dei gettatelli presso l'ospedale di Santa Maria alla Scala a Siena. E' conosciuto come il principe dei falsari senesi. Si specializzò in dipinti rinascimentali, diventando così esperto da creare opere con straordinaria inventiva.
Fu noto anche col nomignolo di PAICAP, che era l'acronimo del suo motto (Per Andare In Culo Al Prossimo).
Molto del suo successo era dovuto al fatto che ha imitato o le opere di pittori minori come Sano di Pietro o creato ex novo opere di artisti più famosi, consentendogli di ingannare anche l'intenditore migliore.
È opinione diffusa che sia responsabile di una Madonna con bambino e angeli, presumibilmente di Sano di Pietro nella raccolta del Cleveland Museum of Art (esposta nel 1948), un trittico nella galleria del Courtauld Institute e una Madonna con bambino, Santa Maria Maddalena e San Sebastiano in stile di Neroccio di Bartolomeo Landi, nella collezione Lehman del Metropolitan Museum of Art di New York.

Joni fu un falsario di successo, ingannando anche uno storico dell'arte esperto come Bernard Berenson e dando vita ad una vera e propria scuola.
Quando Berenson realizzò che aveva acquistato prodotti falsi, si recò in Italia per incontrare Joni, gli espresse la sua ammirazione e continuò ad acquistare i suoi lavori, come copie, per rivenderli negli Stati Uniti come autentici.
Nel 1936, Joni pubblicò un libro di memorie intitolato "Gli affari di un pittore," malgrado i tentativi di corruzione da parte di molti antiquari che non volevano si sapesse la vera origine di molti dipinti. La traduzione inglese, per lo stesso motivo, venne censurata in diverse parti.
Alcuni recentemente, lo hanno considerato un ricreatore, uno che s'immedesimava non solo nello stile e nella tecnica, ma nello spirito degli artisti del passato. Come un pittore d'avanguardia capovolto, che guardava al passato invece che al futuro, ma con uguale o simile intensità, con intenzioni non solamente truffaldine: che è poi la tesi sostenuta dallo stesso Joni nelle sue memorie, quando spiegava che lui creava non falsi, ma opere d' arte.
Intorno a lui si formarono e gravitarono numerosi restauratori e "pittori di quadri antichi": da Igino Gottardi a Gino Nelli, da Arturo Rinaldi detto "Pinturicchio" a Bruno Marzi a Umberto Giunti.

William Sykes, Inghilterra (XVIII secolo)

Falso non è solo dipingere una copia convincente di un originale o attribuibile a un grande maestro. Durante il XVIII secolo, William Sykes convinse il duca di Devonshire che un anonimo dipinto, di un Santo non identificato, era in realtà un ritratto di Jan van Eyck, le cui opere realizzavano i prezzi più alti nelle aste di quel periodo.

Qui sopra, un van Eyck del 1434 "Vergine e bambino con canonico van der Paele," un esempio famoso della riproduzione di tappeti orientali nella pittura rinascimentale.

Han van Meegeren, Olanda (1889-1947)

Il lavoro di questo falsario olandese è stato scoperto dopo la seconda guerra mondiale, quando si trovò un Johannes Vermeer, di cui non si sapeva nulla, nella raccolta del leader nazista Hermann Goering, che lo aveva acquistato per 256.000 dollari da Van Meegeren, il quale fu accusato di aver tentato di vendere un tesoro nazionale olandese, collaborando con il nemico. Di fronte alla possibilità della pena di morte, Van Meegeren confessò di aver falsificato il dipinto. Il suo falso era così ben fatto che dovette dimostrare la sua colpevolezza realizzando un altro dipinto mentre in prigione.

Van Meegeren ammise di aver dipinto anche due opere di Pieter de Hooch e una di ter Borch.
Il giudice non gli credette. Ma per essere sicuri, rimandò l'artista al suo studio (sotto scorta) e gli impose di "dipingere un altro Vermeer". Van Meegeren rapidamente creò "Gesù tra i dottori" (vedi sotto), un quadro che aveva tutte le caratteristiche dello stile di Vermeer.
Il giudice lasciò cadere le accuse di tradimento. Ma Van Meegeren fu arrestato di nuovo, questa volta per falso e truffa. Venne condannato a un anno di prigione, dove morì per un attacco cardiaco un mese dopo il processo.


Han van Meegeren mentre dipinge il suo ultimo falso "Gesù tra i dottori"

Qui sopra, uno dei più noti disegni originali di van Meegeren, "The Fawn," uno dei cervi della Principessa Juliana d'Olandai.

Tom Keating, Inghilterra (1917-1984)

Nel 1976 tredici dipinti di Samuel Palmer, un famoso artista inglese, apparvero inspiegabilmente sul mercato allo stesso tempo.
Quando il Times di Londra mise in dubbio la loro autenticità, un pittore inglese, Tom Keating ammise di averli falsificati, insieme ad oltre 2.500 altri dipinti. Confessò che durante la sua carriera illecita, di 20 anni, aveva riprodotto opere attribuite a Rembrandt, Degas, Goya, Toulouse-Lautrec, Monet, Van Gogh e altri. Keating sostenne di aver lasciato un indizio in ogni dipinto per rivelare che non fosse autentico, a volte usando materiali moderni. Altre volte ha scritto "questo è un falso" sulla tela, con vernice a base di piombo, visibile solo ai raggi x. Ma non fu mai catturato. Keating era in così gravi condizioni di salute, quando ha confessato, che non è mai stato messo sotto processo. Divenne anzi un eroe di culto, in Inghilterra, per aver ingannato gli esperti d'arte per così tanto tempo; proprio per questo i suoi dipinti sono saliti in valore. Uno dei suoi quadri "Monet e la sua famiglia nella loro casa galleggiante", è stato venduto all'asta per $32.000 sterline. Al momento della sua morte, nel 1984, il suo lavoro era così popolare che altri falsari hanno iniziato a riprodurlo.
Partecipò anche ad una popolare serie della TV britannica, in cui insegnava agli aspiranti pittori come copiare opere famose. Nel 1984, quando morì, Christie aveva venduto in asta 204 delle sue opere.

Qui sopra, una sua riproduzione di Vermeer : "Ragazza con un bicchiere".

John Myatt, Inghilterra (1945)

Myatt ha collaborato con il gallerista, John Drewe, per falsificare e creare le autenticazioni di opere di Chagall, Giacometti e altri. La loro è ritenuta la più rilevante frode artistica del XX secolo.
Questi pezzi vennero inseriti negli archivi reali, in maniera tale che gli studiosi successivamente avrebbero potuto "scoprirli" lì. Anche se la truffa è stata scoperta, insieme a 60 dei falsi, rimangono ancora da trovare 140 falsi che Drewe ha venduto alle case d'asta Christie, Phillips e Sotheby e ai commercianti di Londra, Parigi e New York e che molto probabilmente ora sono in collezioni private, valutati come originali.

 

In alto John Myatt.
A destra: "Il sogno degli amanti" (nello stile di Marc Chagall) viene venduto a circa 1.200 euro

 

Dopo aver scontato la sua pena detentiva, Myatt ha contribuito a rintracciare altri falsari. Ora vende "falsi originali", recanti la sua firma, e l'attore George Clooney si è interessato alla storia della sua vita per realizzarne un film.

Eric Hebborn, Inghilterra (1934-1996)
Laureato alla Royal Academy of Art di Londra, Hebborn cominciò a dipingere falsi dopo che un famoso mercante d'arte di Londra gli comprò un disegno che riproduceva un ritratto della moglie di Augustus John, uno degli artisti inglesi allora più famosi. Nessuno se ne accorse e il disegno fu venduto come buono.

Durante un primo soggiorno romano ebbe modo di conoscere molti eminenti personaggi del modo dell’arte, critici e storici, soprattutto inglesi. Fra questi spiccava Sir Antony Blunt che, a quei tempi, era curatore delle raccolte reali (lo stesso Blunt che, allo scadere del suo mandato, risultò essere una spia al soldo dell’Unione Sovietica)

Tornato a Londra Ebborn si specializzò nella compravendita di disegni antichi; fondando, con un amico, una piccola società, La Pannini Gallery, che presto si trasferirà a Roma, ove operò per lunghi anni.

Moltissimi mercanti e studiosi iniziarono presto a frequentare abitualmente la Pannini Gallery. Qui i disegni minori erano certamente autentici, mentre quelli di maggior rilevanza, come Stefano Della Bella, Castiglione, Piranesi, ma anche Mantenga, Poussin, Van Dyck, Brughel, erano sostanzialmente falsi, creati, ovviamente, dello stesso Hebborn.

A partire dal 1978 Aileen Dawson, del British Museum iniziò a esprimere una serie di dubbi su molti disegni antichi che circolavano presso grandi mercanti internazionali e prestigiose case d’aste.
Hebborn ha dichiarato di aver prodotto circa 1.000 falsificazioni dei disegni di artisti fiamminghi, di Peter Paul Rubens, Raffaello, Anthony van Dyck, Nicolas Poussin e del pittore settecentesco Giovanni Battista Tiepolo.
Questi quadri sono stati venduti da note case d'asta per numerose collezioni prestigiose.
Il falsario ha due libri di memorie della sua carriera, tra cui uno in cui ha spiegato i suoi trucchi agli aspiranti falsari. Nel 1996, fu ucciso a Roma in circostanze misteriose.

Shaun Greenhalgh, Inghilterra (1961)
Greenhalgh e i suoi genitori ottuagenari sono stati condannati per contraffazione nel novembre 2008.
Secondo le autorità sono stati i protagonisti della campagna di falsificazione di più vasta portata di tutti i tempi. I Greenhalgh hanno creato opere di stupefacente diversità, dalla scultura britannica del XX secolo ad una statua egiziana presumibilmente del 1350 A.C., prendendo in giro Christie, Sotheby e il British Museum, così come molte altre vittime illustri.
I Greenhalghs sono stati catturati quando un esperto del British Museum ha osservato che le tavolette assire con rilievi scultorei, presumibilmente create in Mesopotamia nel 700 A.C., contenevano errori ortografici nella scrittura cuneiforme.

Robert Driessen, Olanda (1959)
Robert Driessen è stato uno dei più grandi falsari d’arte del mondo. In poco più di trent’anni si è specializzato soprattutto nella creazione di sculture e dipinti falsi, in particolare nelle opere dell’artista svizzero Alberto Giacometti.
Dal 2005 Driessen vive in Thailandia (proprietario di una caffetteria) per evitare di essere arrestato dalla polizia tedesca. Driessen è nato ad Arnhem, in Olanda. In tutto ha dipinto circa mille quadri, anche se oggi non vuole più sapere che fine abbiano fatto: qualcuno, dice, potrebbe «essere appeso in un museo olandese o tedesco», mentre altri sono stati venduti da Sotheby’s e Christie’s, due delle case d’aste più importanti del mondo.
Successivamente si è dedicato alla scultura, soprattutto alle riproduzioni di Giacometti.
Con le sue creazioni Driessen e i suoi complici hanno accumulato circa 8 milioni di euro e, secondo un’analisi della polizia, avrebbero creato all’incirca mille sculture false, anche se lo stesso Driessen parla di circa 1.300.
Due suoi complici sono in prigione in Germania.

Oggi Robert Driessen è uno dei falsari più ricercati, dopo che tre anni fa venne arrestato Wolfgang Beltracchi, un pittore della regione tedesca della Renania che ha realizzato almeno cento dipinti falsi di pittori espressionisti, più o meno nello stesso arco di tempo di Driessen, guadagnando circa 30 milioni di euro. Per questo motivo Driessen - scrive lo Spiegel - ormai potrebbe tranquillamente ritenersi il falsario d’arte più importante d’Europa ancora in libertà.


Consultate: Tutti i grandi falsari nella storia dell'arte
130 storie di straordinaria contraffazione