I requisiti per una buona fotografia: La fotografia che ha un senso inizia quando ha qualcosa di interessante da dire.
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L'autore: Marc Prüst
opera come curatore e consulente fotografico.

Ha studiato alla Chuo University di Tokyo e alle Università di Groninga e Leida. Il suo lavoro consiste nell'organizzare mostre, insegnare, tenere conferenze, curare l'editing delle pubblicazioni e consigliare i fotografi su come sviluppare il loro lavoro e come commercializzarlo.

Opera in stretta collaborazione con i fotografi, con lo scopo di raccontare la loro la storia, ricreando attraverso le immagini quello che il fotografo vuole comunicare.

Ha lavorato alla World Press Photo Foundation di Amsterdam organizzando una ventina di mostre l'anno in ogni parte del mondo e curando l'edizione di diversi libri. Quindi è passato per due anni all'Agenzia VU' di Parigi come Direttore delle Attività Culturali. Attualmente opera in proprio come consulente e curatore.

"Riuscendo a conoscere la persona dietro la macchina fotografica, il mio scopo è quello di creare la storia e la presentazione del suo lavoro."


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© 2013 Marc Prüst

 

La fotografia che ha un senso deve avere
qualcosa di interessante da dire.

 

di Marc Prüst

 


Mark propone, per Cultor, un articolo scritto per la rivista giapponese di fotografia
PHaT PHoTo
(foto sotto) sulla teoria e pratica fotografica.


 

Voglio valutare quale sia la differenza tra fotoamatori e fotografi professionisti.
Oppure rispondere alla domanda: qual è la differenza tra un semplice scatto e una fotografia?
Qualità? Bellezza? Impatto visivo?
Possiamo adoperare tutti questi criteri, ma sono tutti molto difficili da utilizzare obiettivamente: ogni spettatore, infatti, darà una valutazione diversa e personale ad ogni immagine.

Forse il modo migliore per giudicare le fotografie è quello di valutare in che misura il creatore dell'immagine sia riuscito a comunicare, allo spettatore, che cosa voleva esprimere con quell'immagine. Questa definizione implica che il creatore dell'immagine voglia comunicare qualcosa e che, al momento dello scatto, abbia in mente qualche nozione di visualizzazione.
Anche se l'operatore non ha alcuna nozione cosciente di questi elementi, la definizione è ugualmente valida.

 

 

 

 

Quando mia moglie scatta immagini delle nostre tre figlie durante le vacanze in famiglia: lei non pensa a niente in particolare, ama il clima caldo, i sorrisi felici, gli abiti carini, la bella coda di un pony.
Allora perché scatta tutte queste immagini?
Più o meno consciamente, lei cattura ricordi; i nostri, così tra 5 anni potremo dire: ricordate quel meraviglioso periodo quando i bambini erano piccoli e simpatici?
Le nostre figlie, tra 20 anni, potranno dire: ricordate il tempo che abbiamo trascorso con mamma e papà?
Al nostro ritorno poi potremo mostrare ai nostri amici quanto sia stata meravigliosa la vacanza!
Le fotografie mirano a creare una memoria e un'esperienza di condivisione.

Queste immagini, a prescindere dalla loro 'bellezza' o 'qualità' hanno successo, sono 'buone' se raggiungono gli 'obiettivi' sopra menzionati. Queste immagini non hanno una vita, oltre il nostro piccolo cerchio di famiglia, e non saranno mai destinate ad andare oltre il regno della 'memoria' e 'condivisione' in quel piccolo cerchio.

Ma per quello che riguarda le immagini che sono state create di fuori della sfera familiare e non per i motivi citati sopra? Parliamo di immagini che sono state create con l'intento di essere esposte in mostre, mostrate in libri o pubblicazioni. Hanno bisogno di essere qualcos'altro che foto ricordo di famiglia.
Torniamo alla mia definizione: in questo caso il visualizzatore, a cui le immagini sono destinate, forse dovrebbe essere maggiormente considerato, c'è un pubblico più grande della 'famiglia allargata': ci sono presumibilmente i visitatori della galleria, gli acquirenti di un libro.
Il fotografo sta 'semplicemente' cercando di fare partecipi queste persone dei suoi ricordi?
O sta cercando di dire una cosa importante e mostrare allo spettatore quel suo punto di vista?

Questo approccio implica che a un certo punto il fotografo abbia pensato allo spettatore e che abbia attribuito un 'significato' alle sue immagini. Molti fotografi cercano di catturare la bellezza, vogliono mostrare ad altre persone quello che essi stessi hanno visto.
Naturalmente non c'è niente di sbagliato in questo e, finché ci sono abbastanza persone interessate a vedere la riflessione del fotografo sulla bellezza, questo è un buon modo per attirare un pubblico.
Il lavoro in questo caso ha avuto successo raggiungendo l'obiettivo previsto.

Tuttavia, non sono molto interessato a questo tipo di fotografia: così come non leggo molti libri "pulp" e sono più interessato alla letteratura, preferisco la fotografia che mira a comunicare attraverso un messaggio, un significato, una visione del fotografo.
Un messaggio, inoltre, che sia interessante, pensato, provocante, originale. Non necessariamente devo essere d'accordo con il creatore, ma almeno posso diventare parte del suo mondo e posso imparare qualcosa.
Quanto più interessante è il messaggio, quanto più eloquentemente viene espresso, allora maggiori saranno le probabilità di ottenere la mia attenzione.

La fotografia è un linguaggio visivo: un mezzo per comunicare con un pubblico.
Proprio come in qualsiasi lingua, la maggior parte delle persone può parlare, leggere, scrivere e capire.
Tutti accettano il fatto che ci sono pochissime persone con il talento di Murakami Haruki, che può utilizzare questa lingua per raccontare storie straordinarie.
È facile scattare foto, è tutta un'altra cosa raccontare una storia con le fotografie.

A mio parere, la fotografia è un mezzo per comunicare: per portare un messaggio da una persona a un'altra attraverso un mezzo.
Invece di scattare a cosa si pensa sia attraente, la fotografia che ha un senso inizia quando si ha qualcosa di interessante da dire.

Oltre a dare noi stessi un criterio utile per giudicare il lavoro, il valore comunicativo di una fotografia o un set di fotografie dovrebbe essere la base per iniziare a valutare le immagini.

 


Ma allora qual è il futuro della fotografia ...

"Tante cose stanno accadendo con la fotografia, è difficile prevedere il futuro. Ma penso che il futuro per i fotografi sia nella narrazione: tutti possono prendere buone immagini singole, sia di notizie, illustrazione, stock o addirittura fotografie d'arte.
Ma raccontare una storia utilizzando fotografie e non parole, facendosi comprendere da un pubblico: questo è qualcosa che solo i fotografi di talento sono in grado di fare".