Creazione e valutazione artistica nella Fotografia - 1° parte Ricerca sulla fotografia e su come il cervello percepisca le immagini
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L'autore:
Charles S.Johnson Jr. ha insegnato chimica fisica presso l'Università dell'Illinois, alla Yale University e alla University of North Carolina.
Ha pubblicato circa 150 saggi sulla risonanza magnetica e sullo scattering della luce laser, oltre a libri su questi argomenti e sulla meccanica quantistica.

Il suo interesse per la fotografia risale al 1950; tuttavia, per molti anni la sua carriera scientifica ha lasciato poco tempo alla fotografia. Ora sta facendo uso del suo background scientifico di ricerca per scrivere sulle basi fisiche e psicologiche della fotografia. Il suo ultimo libro "Scienza per il fotografo curioso" include approfondimenti su luce e ottica, sui sensori e sul sistema visivo umano. Inoltre, fornisce spiegazioni sulla percezione umana del colore, l'apprezzamento dell'arte e le limitazioni cognitive.


 

 

 

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Comprendere cosa rende "buona" una fotografia
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Copyright © - From "Science for the Curious Photographer".
©2009 by Charles Sidney Johnson, Jr., edited by Taylor & Francis Group. Reproduced by permission of Taylor and Francis Group, LLC, a division of Informa plc.

 

Creazione e valutazione artistica
nella Fotografia - 1° parte

Ricerca sulla fotografia e su come il cervello percepisca le immagini

 

di Charles S. Johnson

 


Grazie alla collaborazione dell'autore, Charles S. Johnson, e dell'editore, Taylor & Francis Group, questo articolo è stato tradotto per Cultor, dal libro: "Scienza per il fotografo curioso: un'introduzione alla scienza della fotografia" di Charles S. Johnson, Jr., 2010, © A K Peters, Ltd - Sezione 4 nel capitolo 18, "La creazione e l'apprezzamento dell'arte nella fotografia". Il libro è disponibile anche su Amazon.com.


Consulta la 2° parte:
Comprendere cosa rende "buona" una fotografia
ed imparare ad usare questa conoscenza


1 – Che cosa è una buona fotografia?

Per gli utenti di fotocamere compatte, la fotografia serve come documentazione di eventi e persone.
"Salva" ricordi e solitamente è giudicata in funzione dei soggetti ripresi.
La famiglia e gli amici guardano una fotografia e dicono: "Questa è buona" oppure "Mi piacerebbe una copia." Quando il fotografo ha un'attrezzatura migliore, più costosa, c'è una tendenza naturale ad aspettarsi fotografie migliori. Ma quando ci si aspetta di più, arrivano le delusioni maggiori. Il fotografo vuole una esposizione corretta, immagini nitide e colori naturali. Questi sono i requisiti tecnici e con un po' di studio ed esperienza il fotografo può imparare che cosa è possibile fare con le attrezzature disponibili.

Al successivo livello incontriamo fotografi amatoriali che conoscono gli obiettivi, l'importanza dell'utilizzo dei treppiedi e molti dettagli tecnici. Hanno cercato la fotocamera più adatta e hanno studiato per rendere tecnicamente perfette le loro immagini. A questo livello lo standard è più elevato e il fotografo vuole l'approvazione non solo della famiglia e degli amici. In primo luogo, ci sono gli altri fotografi, che sono potenziali concorrenti. Poi ci sono i clubs di fotografia, con i concorsi valutati da giudici esperti. Questo può risultare sconfortante per il principiante, perché un giudice potrebbe rimanere impassibile davanti alla fotografia preferita, o bocciarne una perché è stata violata qualche regola di composizione.
Inoltre, due giudici possono avere reazioni molto diverse per la stessa fotografia.

A questo punto il fotografo dilettante può semplicemente evitare i concorsi e godersi le sue immagini così come sono. Questa è certamente un'opzione valida ed è quella scelta dalla maggior parte dei dilettanti. Ma ci sono altri che amano la competizione e che desiderano i pareri di altri fotografi. La fotografia è una grande passione per questi individui, che sono disposti a dedicare un sacco di tempo e denaro per migliorare le loro abilità fotografiche; vale a dire: leggere libri, partecipare a workshops e seguire servizi fotografici con l'obiettivo di imparare a fare fotografie migliori. Sono dilettanti seri ed aspirano a diventare fotografi professionisti.

Pensando a loro, ritorno al ruolo dei giudici. Il loro lavoro è sicuramente soggettivo, ma le osservazioni di molti di loro, nel tempo, rivelano qualche consistenza. (Naturalmente sto ignorando i cattivi giudici, quelli che mostrano un irragionevole pregiudizio e mancanza di competenza). Alcuni giudici descrivono le linee guida che usano e sono disposti a condividere in dettaglio le loro valutazioni.
Ecco un campionario delle linee guida:

A queste caratteristiche possiamo dare queste percentuali di rilevanza: tecnica (30%), composizione (30%) e impatto (40%). Risulta chiaro che il giudice si occupa di arte visiva e il processo di valutazione è essenzialmente lo stesso, indipendentemente da come è stata creata l'arte. Questo è più vero per i concorsi fotografici ora più che mai, a causa della diffusa manipolazione delle immagini digitali. I concorsi di fotografia sulla natura possono imporre restrizioni, ma un certo livello di regolazioni, di solito, è consentito anche in queste competizioni.

Così il punto è che abbiamo a che fare con l'arte visiva e giudizi soggettivi, ma non completamente.
Ci sono regole di composizione, ma non sono altro che liste di caratteristiche che appaiono o sono mancanti nelle immagini che si rivolgono agli osservatori esperti. Ad esempio, un oggetto nel centro esatto di un'immagine spesso rende noiosa una foto. Una "regola" suggerisce che un oggetto deve essere posizionato su un terzo dell'inquadratura, ma ci sono molte eccezioni. Tornerò agli elenchi delle regole più tardi, qui mi sono occupato delle domande più fondamentali: cos'è arte e perché certe immagini sono accattivanti?
Queste sono le domande che voglio affrontare in questo breve saggio.

La creatività e l'apprezzamento artistico sono argomenti validi argomenti per un libro scientifico? Assolutamente! Tutto dipende dal cervello. (Per evitare confusione con la terminologia vorrei distinguere tra cervello e mente. Il cervello è un oggetto fisico e la mente è ciò che accade nel cervello). La vera questione è se le neuroscienze sono avanzate al punto da poterci aiutare a capire la creazione umana e la valutazione dell'arte visiva. Questa è un'interessante area di ricerca che sta producendo un sacco di lavoro correlato. Gli studi neurologici della percezione del colore ci danno un assaggio di ciò che accade. Un certo numero di aree distinte del cervello lavorano contemporaneamente su diversi aspetti di un'immagine visiva, sull'assegnazione del colore, sul rilevamento del movimento, il riconoscimento dei volti, ecc. Con un meccanismo sconosciuto la mente cosciente percepisce e capisce un'immagine come coerente ed anche bella.

Arte e coscienza

Allora, che cosa è arte? La definizione è controversa, poiché c'è il pericolo che qualsiasi definizione sia troppo restrittiva. Questa è la mia definizione provvisoria: l'arte visiva è una creazione umana che provoca piacere e, secondo il giudizio estetico della mente umana, è in qualche modo bella o almeno stimolante. Se questo è troppo generico per il fotografo, pensate solo a due immagini tridimensionali, incorniciate che contengono schemi o rappresentazioni del mondo. Troveremo altre definizioni di arte nelle sezioni successive di questo capitolo, ma non accetto l'idea che tutta l'arte sia legata alla cultura. Sono più interessato agli aspetti più universali e agli incroci culturali dell'arte. Inoltre, il mio concetto di arte è strettamente connesso con la bellezza, che è davvero universale. Steven Pinker sottolinea come cultura, moda e psicologia entrino in gioco, in aggiunta alla psicologia dell'estetica, quando si valuta l'arte. Ho il sospetto che tutto questo sia vero, ma cercherò di concentrarmi su opere che sono esteticamente piacevoli ed istruttive.

L'arte è concepita dalla mente umana e per la mente umana. Ma perché la nostra mente ha questa capacità e questa inclinazione? È ragionevole supporre che il cervello si sia evoluto in funzione della sopravvivenza e che la vista si sia evoluta in funzione della conoscenza del mondo. Possiamo anche presumere che la capacità visiva si sia evoluta per esigenze particolari. Per esempio, identificare un colore e una tonalità come aiuto per selezionare dei frutti maturi. Robert Solso sottolinea che il cervello si è evoluto per facilitare le funzioni primarie: caccia, difesa, cibo e sesso. Queste attività, naturalmente, non sono limitate agli esseri umani. La capacità di creare e apprezzare l'arte invece è unicamente umana e può essere solo un sottoprodotto dell'evoluzione del cervello. In ogni caso ci sono forti argomenti che indicano come l'arte abbia un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell'organizzazione del cervello, rendendo gli esseri umani più efficaci e competitivi in una varietà di modi.

Nel corso di 100.000 anni il cervello dell'homo sapiens ha raggiunto più o meno la capacità moderna. Senza dubbio, la gente da quel periodo in poi ha prodotto decorazioni e sculture, ma i primi dipinti che sono stati trovati risalgono circa al 35.000 A.C.. Si tratta delle pitture rupestri nelle grotte del sud della Francia e in Italia. Tra le più antiche ci sono quelle delle Grotte Chauvet, che contengono circa 300 dipinti murali. Immagini meno ben conservate, ma forse ancora più antiche, sono state trovate nella grotta di Fumane vicino a Verona.

I dipinti del Paleolitico, soprattutto di animali, mostrano la profondità e vennero eseguiti in colori vivaci. Sempre secondo Robert Solso il cervello umano si è evoluto al livello di complessità e capacità di adattamento che ha supportato un alto livello di coscienza (consapevolezza), che a sua volta ha attivato l'arte, o al tempo stesso che l'arte ci rivela l'aspetto della mente cosciente nell'età della pietra.

 

Figura 1: esempio di murales di Lascaux, Francia. (c15000 A.C.)


Tutto risale alla capacità della mente umana. Noi siamo benedetti con un cervello compatto, che nondimeno, fornisce potenza stupefacente attraverso un procedimento multicanale/multiprocessore. Questo, però, è il linguaggio del computer che può essere inappropriato. Il cervello è una macchina che sta facendo una sorta di elaborazione delle informazioni, ma non può essere un computer. Quello che sappiamo è che contiene 100 miliardi di neuroni (cellule nervose) e che ogni neurone è collegato attraverso sinapsi ad altri 100.000 neuroni. Inoltre, i collegamenti sono in continua evoluzione in risposta agli stimoli mutevoli e alla loro sequenza.
Di conseguenza, una mente non risponderà esattamente allo stesso modo ad uno stimolo identico la seconda volta. Quindi quelli della Comunità di intelligenza artificiale (AI), che sperano di simulare la mente umana, affrontano un compito veramente arduo.

La coscienza è la caratteristica della mente più strettamente connessa con l'arte, ma è anche la caratteristica meno compresa. Possiamo dire molto circa le caratteristiche della coscienza; ma siamo lontani dal comprendere ciò che realmente è. La coscienza è ciò che ci rende quello che siamo. Ci svegliamo la mattina coscienti di noi stessi e sperimentiamo sensazioni esterne ed interne. La consapevolezza è la caratteristica essenziale della coscienza, e c'è qualche livello di coscienza anche nei nostri stati di sogno. Così la coscienza è legata al nostro stato globale o alla situazione complessiva mentale dove la tempesta di stimoli sensoriali è stata opportunamente organizzata, filtrata e mediata.

Tuttavia, sappiamo da studi neurologici su individui col cervello danneggiato e da studi funzionali di imaging (MRI ed emissioni di positroni) che il cervello è organizzato in moduli definiti spazialmente. Questi moduli rispondono ai diversi aspetti del campo visivo che vengono mappati su varie zone del cervello. Ad esempio, il riconoscimento dei volti orientati correttamente è localizzato in una zona ben precisa del cervello che, se danneggiata, causa prosopagnosia, cioè l'incapacità di riconoscere volti. Il problema che affrontiamo è che il cervello è sottoposto a un vasto numero di stimoli ogni secondo e questi stimoli vengono elaborati in qualche modo in zone diverse; inoltre il cervello ha imparato a selezionare gli elementi essenziali e a presentarci l'illusione di un mondo tridimensionale con colori, suoni, odori, sapori e sensazioni tattili che ci appaiono tutti consistenti e naturali. Inoltre, possiamo muoverci e rispondere in modo "naturale" in questa consapevolezza egocentrica. Così questa fusione e integrazione da dove provengono? Nessuna area del cervello è stata identificata con la costruzione della coscienza, anche se la coscienza è modulata da molte parti della corteccia cerebrale.

Dove si inserisce l'arte? Un punto di vista è che l'arte è un'estensione di ciò che la mente cosciente sta facendo per noi. La mente seleziona caratteristiche essenziali dalla cacofonia e caos che può rappresentare una visione coerente del mondo, anche se l'obiettivo non è necessariamente la realtà. Crediamo che la mente "goda" di presentazioni comprensibili e sia "disturbata" da sensazioni complicate. Le cose su misura per la funzionalità del cervello attirano piuttosto che respingere gli esseri umani. Allo stesso modo, l'arte efficace rappresenta il prodotto di millenni di esperimenti da parte degli artisti per scoprire modelli e disegni che stimolino la corteccia cerebrale. Piuttosto che studiare la struttura del cervello nel tentativo di scoprire l'origine dell'arte, gli artisti e i neurologi sperimentali scoprirono l'arte facendo prove ed errori. Le strutture competenti nel cervello sono rivelate da quelle composizioni che sono giudicate come arte. Sentimenti di gioia ed euforia sono percepiti dalla mente quando vengono percepite "belle" creazioni umane, siano sculture, dipinti, musica o le teorie dell'universo.

Come sono percepite le immagini

Il problema qui è quello di comprendere la modalità di elaborazione delle immagini ricevute dal nostro sistema visivo per creare il mondo che percepiamo. Ci sono due fasi di percezione che prenderò in considerazione separatamente. La prima ha a che fare con l'elaborazione e la cattura della visione automatica, veloce. Questi sono processi che condividiamo con altri primati. I nostri occhi non percepiscono immagini molto buone. Hanno una risoluzione ragionevole solo nel centro del campo visivo e questa parte deve essere proiettata sull'unica zona della retina che ha buon potere risolvente, vale a dire la fovea centralis. La nostra visione si basa su un sistema coordinato di muscoli extraoculari per orientare i nostri occhi e dirigere la nostra attenzione sui punti di interesse. Oltre a queste limitazioni, la quantità di potenza del cervello, che può essere dedicata alla visione, non è illimitata. E' stato realizzato che immagini a 2 dimensioni, proiettate sulle nostre retine, da sole non contengono sufficienti informazioni per la creazione del mondo tridimensionale che percepiamo.
Il nostro sistema visivo affronta queste limitazioni con un'accurata scelta del percorso di scansione dei nostri occhi sul campo visivo, accoppiata con la percezione agevolata dall'inconscia inferenza induttiva (vale a dire con l'utilizzo delle precedenti esperienze visive). Qui il percorso di scansione si riferisce alla sequenza dei punti di messa a fuoco scelti per valutare una scena. Questo processo è noto come Bottom-Up-Awareness (scansione visiva iniziale).

Insomma agiamo proprio come il nostro computer che può essere programmato per riconoscere alcune lettere e comporre anticipatamente una parola; il cervello interpreta le immagini preferendo risultati probabili. Per esempio, a prima vista tutti gli oggetti sono assunti per essere visti e illuminati dall'alto e le facce vengono rapidamente riconosciute se hanno l'orientamento corretto. Allo stesso modo, pezzi mancanti vengono forniti alle figure, lettere ambigue vengono interpretate secondo il contesto e gli oggetti sono raggruppati per vicinanza e somiglianza. Abbiamo anche un'immediata impressione di profondità. A distanza ravvicinata questo è basato principalmente sulle immagini leggermente diverse ricevute dai due occhi (binocularity). Ci sono anche indizi cinetici sulla distanza in funzione di come ci muoviamo relativamente agli oggetti nel campo visivo. Oggetti vicini sembrano muoversi molto più velocemente degli oggetti distanti, in un modo che aumenta il nostro senso di profondità (parallasse di movimento).
La figura 2 illustra il nostro presupposto incorporato sull'illuminazione, con una fotografia di un pacchetto di pillole. I lati destro e sinistro sono la stessa fotografia con diversi orientamenti: la maggior parte delle persone interpretano il lato destro come dossi e il lato sinistro come pozzi.

 

Figura 2: Un contenitore di pillole, fotografato con due orientamenti diversi.


Per rappresentazioni 2D e scene distanti, ci sono numerosi indizi (monoculari) di profondità. La nostra impostazione predefinita è la prospettiva lineare, dove gli oggetti di dimensioni simili sembrano diminuire di dimensione con l'aumento della distanza, ma ancora sono percepiti per mantenere la loro dimensione. Questo può portare a errori ed illusioni. Inoltre, il nostro orientamento naturale sulla superficie della terra conduce al presupposto che l'elevazione sia legata alla distanza e si nota che i bambini, nei loro disegni, tendono a riprodurre alti gli oggetti lontani. Naturalmente, anche in 2D, gli oggetti lontani sono nascosti da quelli vicini e gli agenti atmosferici hanno effetti su chiarezza e contrasto, ostacolando la visione degli oggetti lontani. Altri indizi subcoscienti provengono dalle ombre e persino dagli orientamenti delle forme. Nella fig. 3 sono mostrati appunto alcuni effetti visivi basati sulla distanza.

Figura 3: Illusioni visive: (a) linee rette convergenti sembrano parallele,
(b) due linee orizzontali (gialle) hanno la stessa lunghezza, e
(c) le linee oblique rosse e nere sono parallele.


Altre illusioni non sono così facili da spiegare. La fig. 4, mostra le illusioni di Müller-Lyer e Poggendorff e un'immagine dove si possono vedere, al tempo stesso, un vaso o due facce. Nell'immagine (a) le due linee sono di uguale lunghezza e l'illusione di lunghezza diseguale persiste anche quando le punte della freccia sono sostituite con cerchi o quadrati. Nella (b) le linee oblique sono esattamente abbinate, indipendentemente da come sembra. Secondo studi recenti, entrambe le illusioni possono essere spiegate sulla base di statistiche di ciò che il sistema visivo ha rilevato in scene precedenti. Le reazioni all'immagine (c) apparentemente dipendono da ciò che l'osservatore è preparato a vedere; tranne, naturalmente, nei casi in cui lo spettatore ha familiarità con il tipo di illusione.

Figura 4: illusioni visive: Muller-Lyer (a), (b) Poggendorff e (c) vaso o facce.

L'inferenza guida molte delle nostre percezioni e ci porta a vedere o immaginare oggetti familiari nelle forme che vediamo. I contorni sembrano rappresentare una cosa, che poi cambia aspetto quando si esamina da un punto di vista diverso, come si vede negli esempi. Un altro set di risultati di illusioni dipende dal fatto che il nostro sistema visivo fa uso dell'illuminazione o della luminosità percepita, piuttosto che del colore per stabilire la posizione. Ad esempio gli oggetti che hanno un colore diverso da quello dello sfondo, ma la stessa luminanza, possono apparire in una posizione instabile.

Nell'elaborazione Bottom-Up (scansione visiva iniziale) le caratteristiche salienti di una scena ricevono attenzione focalizzata immediata (o fissazione), quindi il percorso di scansione della nostra visione rapidamente campiona l'immagine per ritornare poi velocemente, più volte, alle caratteristiche più interessanti.
Studi del movimento degli occhi rivelano che i volti risultano molto importanti nella lista degli oggetti salienti. Movimenti oculari saccadici, ossia salti angolari fino a circa 60 ° ciascuno che richiedono 20 a 200 millisecondi, dirigono entrambi gli occhi su una sequenza di punti visivi. Questo genera alcune istantanee ad alta risoluzione da visione foveale, al secondo, mentre i dati dalla visione periferica sfocata sono ricevuti contemporaneamente a tassi molto più alti di dati. Si ritiene che questo comportamento imparziale del sistema visivo fornisca più o meno la stessa impressione di una scena a tutti gli osservatori.

La seconda fase della percezione visiva comporta la direzione intenzionale della visione (volition). Qui il "faro" dell'attenzione è esercitato su caratteristiche secondo schemi personali. Questo è noto come consapevolezza Top-Down. Gli schemi servono essenzialmente per organizzare le conoscenze basate su ciò che è importante per un individuo. Formazione, sfondo e anche ruolo possono influenzare il campionamento e l'analisi di un'immagine. Questo implica un "quadro mentale" che può portare a una maggiore efficienza ma anche ad una risposta automatica. Al peggio, questo può portare a rigidità e riluttanza ad accettare il cambiamento, quindi è l'opposto dell'apertura mentale. Per esempio, vediamo gli schemi di mode che dettano qualii stili siano «in» durante un determinato periodo storico. Gli schemi non vengono bloccati solo dall'esperienza o dall'inclinazione, possono esistere temporaneamente a causa di una recente esperienza.

Nella visualizzazione di un'opera d'arte, la scansione visiva iniziale (consapevolezza bottom-up) può dare risalto ai volti e ad altre caratteristiche salienti, per fornire una prima impressione. Colori vivaci o magari nuove caratteristiche possono provocare una prima impressione. Nella seconda fase (consapevolezza top-down), l'osservatore può utilizzare la formazione, l'esperienza e l'educazione per valutare il lavoro nel contesto. A questo punto la discussione con gli altri e un'ulteriore osservazione possono grossolanamente influenzare la valutazione dell'osservatore, mentre schemi personali possono essere modificati o rafforzati. I critici d'arte, naturalmente, come tutti noi, hanno schemi personali. In un determinato periodo la maggior parte dei giudici possono avere schemi simili, creando un problema per i nuovi stili. C'è anche lo schema del giudice stanco che appunto è stanco di immagini di albe, tramonti ecc.

4. Conclusioni

Ho cercato di affrontare la questione del perché la composizione sia importante in fotografia e in tutte le altre arti visive. L'evidenza indica che l'arte è strettamente imparentata, e forse inscindibile, dalla coscienza. Abbiamo visto che l'organizzazione della mente umana, per consentire la consapevolezza, sfruttando le capacità dei nostri sensi, richiede decenni. La nostra immaginazione certamente aiuta nel processo di organizzazione. Il risultato di questo processo è la mente matura che sperimenta piacere ed euforia di fronte ad opportunamente organizzate rappresentazioni del mondo. Noi descriviamo tali sensazioni come arte e sono particolarmente felice quando tali rappresentazioni espandono la comprensione attraverso stimolanti novità.

Il nostro godimento in questo colorato mondo tridimensionale è mitigato dalla consapevolezza che il nostro mondo cosciente è un'illusione. L'illusione sostituisce il diluvio di stimoli dei nostri sensi con una visione del mondo calma e stabile. Inoltre, il nostro stato cosciente tenta di minimizzare i nostri difetti visivi e riempire con sofisticate congetture le parti sconosciute. Questa, naturalmente, è la fonte delle cosidette illusioni visive. Come osservatori dell'arte siamo limitati, sia dalla scansione visiva iniziale che dalla direzione intenzionale della visione. Nella 2° parte di questo articolo estendo queste idee domandando perché le immagini attirino o respingano gli osservatori. Concludo con l'esame pratico di come i fotografi potrebbero utilizzare la loro conoscenza delle illusioni visive per rendere le immagini più interessanti.


Consulta la 2° parte:
Comprendere cosa rende "buona" una fotografia
ed imparare ad usare questa conoscenza


Note bibliografiche

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