fotografia naturalistica: Il primo viaggio di un orso polare
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L'autore: Greg Harvey è un fotografo professionista di Edmonton, in Canada, specializzato nelle immagini di animali selvatici.
Le sue passioni sono: la natura, i viaggi e la fotografia.
Le combina creativamente: armato con una stampante di grande formato, diversi corpi macchina, lenti e un po' di immaginazione, realizza fantastiche immagini che vende in tutto il mondo.

 

 


 


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© 2014 - Greg Harvey

 

 

La Fotografia naturalistica:

Il primo viaggio di un orso polare

di Greg Harvey ©




Uno dei più grandi esperti di fotografia di animali selvaggi, spiega, ai lettori di Cultor,
pregi, difetti e gratificazioni della caccia fotografica più difficile ed emozionante:
quella per riprendere i cuccioli di orso polare,
che si affacciano al mondo, dopo la prima uscita dalla tana.


 

Ogni anno nel mese di novembre i turisti affollano Churchill (nello stato di Manitoba, in Canada) per vedere gli orsi polari. Gli orsi, infatti, si riuniscono nei dintorni mentre aspettano che le acque della baia si congelino.
Una volta che l'acqua della baia si consolida, gli orsi sono finalmente in grado di avventurarsi sul ghiaccio per dare la caccia alle foche, di cui sono ghiotti. In questo stesso momento, a 40 miglia a sud di Churchill, nel parco nazionale di Wapusk, orsi polari femmina stanno partorendo, da a uno a tre cuccioli, non più grandi di un panetto di burro da un chilo.


I piccoli © Greg Harvey

Da febbraio a marzo, queste palline di peluria hanno, più o meno, la dimensione di un piccolo cane.
Per circa tre mesi vivono in una tana scavata a circa otto-dieci metri sotto la superficie della neve.
Quando sono pronti, la madre sporge la testa attraverso la parte superiore della tana e i piccoli possono accingersi ad affrontare e sperimentare il mondo per la prima volta.

Noi fotografi, se siamo fortunati, aspettiamo a circa 100 metri di distanza, nella speranza di assistere a questo incredibile spettacolo. A volte si attende per otto ore, per giorni, fissando un buco nella neve, senza alcun risultato. Queste attese, ad una temperatura di -40 -50 gradi sono molto impegnative. Ma quando vediamo mamma orso con i suoi neonati, i nostri cuori si scaldano e quasi non ci accorgiamo delle basse temperature.
Detto ciò bisogna tenere bene a mente che, in queste situazioni, si deve essere molto cauti, perchè temperature di -50 gradi possono bruciare la pelle esposta in pochi secondi e causare il congelamento in pochi minuti.

All'esterno della tana di un orso polare - Churchill Manitoba © Greg Harvey

Anche fotografare è difficile. Ad esempio è molto comune che la temperatura causi problemi alla fotocamera.
Le batterie possono morire rapidamente per il freddo estremo e quindi bisogna cambiarle spesso.
Anche gli schermi LCD, i mirini e i sistemi di messa a fuoco rallentano considerevolmente.


Le coccole di due fratellini orsi © Greg Harvey

Per questi motivi il safari di fotografia nell'Artico non è come i safari africani a cinque stelle, dove le temperature sono piacevoli, c'è qualcosa di interessante da riprendere ovunque si guarda e di notte ci si ritira in un lodge con aria condizionata o in una fantastica tenda di lusso. C'è anche il rischio che, durante un intero safari, non ci sia la possibilità di vedere un solo animale. Anche le condizioni logistiche non sono delle migliori: non abbiamo acqua corrente e condividiamo una piccola stanza con tre sconosciuti.
Ma quando si arriva al risultato, tutto questo passa in secondo piano: tra tutti gli animali che ho visto in natura, il più carino, più divertente da guardare e più gratificante da fotografare è il cucciolo di orso polare appena esce dalla sua tana


Come together © Greg Harvey

Una volta che le mamme orso e i loro cuccioli lasciano la tana, camminano per un paio d'ore, poi si fermano per riposarsi ed allattare. I cuccioli stanno sempre vicini a quella che appare come la più calda coperta artica immaginabile. La mamma li culla e utilizza il suo corpo per ripararli dal freddo. Quando i cuccioli sono riposati si svegliano e giocano fino a quando la mamma è pronta ad alzarsi e continuare un'altra tappa del loro viaggio.
Camminano, si riposano, mangiano, giocano e di nuovo camminano ecc. Questa routine continua per circa quaranta miglia fino a quando la mamma, finalmente, arriva alla baia per godere dei risultati della caccia alle foche.