Cultor College

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autore: Frieda H. Blackwell insegna alla Baylor University in Texas.

 

Il riassunto dei principali principi dell'estetica giapponese è stato adattato da:
Keene, Donald. "Japanese Aesthetics." The Pleasures of Japanese Literature. New York: Columbia University, 1988, 3 - 22.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Donald Keene (New York, 6 giugno 1922) è un saggista, traduttore e insegnante, noto anche per essere un celebre yamatologo, studioso e interprete di letteratura e cultura giapponese.

 

 

Katsura Palace

 

La Villa Imperiale di Katsura (桂離宮 Katsura Rikyū), o Palazzo Detached di Katsura, è una villa con giardini alla periferia occidentale di Kyoto (in Nishikyō-ku, separata dal Palazzo imperiale di Kyoto). È uno dei più importanti tesori su larga scala del Giappone.

Shogun Palace

Palazzo dello Shogun a Nikko

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Kenko saggi nell'ozioArtista: Harunobu
Data: ca.1766
Formato: Chuban Tate-e.
Descrizione: Una bijin (bella donna), mentre tiene con una mano un fermaglio per i capelli, guarda all'esterno, attraverso un Shoji (sottile porta scorrevole di carta),
rapita dal suono degli uccellini sopra il fiume. Sul pavimento, accanto a lei, ci sono due volumi di Tsure-zure-gusa di Yoshida Kenko.
Editore: Kyosen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Kenko Saggio nell'ozio

"Saggi nell'ozio" sezione 18 La vita semplice. Qualcuno lo vide mentre beveva nel ruscello, usando la sua mano, così gli diede una zucca vuota da usare come coppa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Japanese Garden

Il giardino del tempio Ryogen-in

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tokonoma (Giapponese: 床の間) è una piccola alcova rialzata presente nelle washitsu, la stanza in stile tradizionale Giapponese con tatami per pavimento, dove solitamente sono appese le pergamene giapponesi, dette emakimono. Anche Ikebana e/o bonsai appaiono spesso in esse. I tokonoma e gli elementi che lo compongono sono componenti essenziali dell'architettura d'interni tipica giapponese. I Tokonoma apparvero durante il Periodo Muromachi (XIV secolo - XVI secolo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Patrick Lafcadio Hearn, conosciuto anche come Koizumi Yakumo (小泉八雲) dopo aver ottenuto la cittadinanza giapponese (Leucade, 27 giugno 1850 – 26 settembre 1904), è stato uno scrittore statunitense naturalizzato giapponese, famoso per i suoi scritti sul Giappone.
È particolarmente celebre tra i giapponesi per le sue raccolte di leggende giapponesi e storie di fantasmi:un esempio ne è il suo libro Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adashino Nenbutsu-ji (化野念仏寺) è un tempio buddista a Ukyo-ku, Kyoto, Giappone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli zōri (草履) sono dei sandali tradizionali giapponesi. Si tratta di calzature senza tacco, simili all'infradito occidentale, fatte di paglia di riso o altre fibre naturali, stoffa, legno laccato, pelle, gomma o altri materiali sintetici. Il tallone dovrebbe sporgere di circa 1/2 cm-1 cm dietro, e il mignolo non ha nulla su cui appoggiare. La stringa che tiene unito il piede alla calzatura è chiamata hanao. L'hanao, come nei geta, è posto al centro della parte finale del sandalo, non c'è quindi distinzione tra scarpa destra e scarpa sinistra; può essere di materiali come il velour, vinile, broccato o pelle (per gli uomini).

 

 

 

 

 

 

 


 

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Copyright 2012-2013 © F.H.Blackwell

 

 



Estetica Giapponese

 

di Frieda H. Blackwell

 

 

Questo saggio è stato redatto da Frieda H. Blackwell come un'assegnazione di lettura per gli studenti che partecipano al corso "Culture nel mondo III" presso la Baylor University.

 

[Il materiale in parentesi è stato aggiunto da James Orr per i corsi "East Asian Studies" alla Bucknell University].

 



Cercare di spiegare in pochi paragrafi la vasta gamma dell'Estetica giapponese è impossibile.
Tuttavia, alcuni dei principi estetici più importanti e duraturi sono stati descritti dal sacerdote Yoshida Kenko nel suo libro Tsurezuregusa (Saggi nell'ozio), una raccolta di scritti redatti principalmente tra il 1330 e il 1333.

Pur provenendo da una famiglia di tradizione scintoista, abbastanza sorprendentemente, divenne buddhista. Anche se questi due sistemi religiosi per molti aspetti sono antitetici, entrambi sono stati accettati dai giapponesi che sembra si rivolgano allo Shinto per avere aiuto in questa vita e al Buddhismo per quel che avviene dopo la morte.

 

Kenko, sebbene inizialmente occupasse uno dei ranghi inferiori tra i sacerdoti scintoisti, si era assicurato un posto a corte grazie alla sua abilità nello scrivere e alla sua vena poetica, caratteristiche molto apprezzate dalla nobiltà giapponese.
All'età di 41 anni, nel 1324, dopo la morte dell'imperatore Go-Uda, divenne un prete buddhista.
La sua, però, non fu una vita tipica dei monaci buddisti nell'epoca medievale, i quali generalmente vivevano nei monasteri o come eremiti, ritirati dalla "casa ardente di questo mondo".
Kenko visse in città interessandosi tanto dei pettegolezzi mondani, quanto della dottrina religiosa.
Le credenze buddhiste, come l'impermanenza di tutte le cose, si riflettono nei suoi saggi, anche se lui non ha mai condannato totalmente i possedimenti mondani. Il suo pensiero sembra esprimere che, anche se questo mondo in definitiva non è sufficiente, mentre noi siamo qui, dovremmo cercare di arricchire la nostra vita con la bellezza.

 

Kenko

Yoshida Kenkō (吉田兼好,c.1283?–1350?) disegno di Kikuchi Yosai(菊池容斎)

 

 

"Saggi nell'ozio" è costituito da 243 sezioni che non offrono nessuna presentazione o filosofia sistematicamente organizzata. La tradizione zuihitsu di «seguire il pennello» cioè di permettere alla scrittura col pennello di saltare da un argomento all'altro, in qualsiasi direzione si sia condotti dall'associazione libera, era lo stile letterario predominante al tempo di Kenko.
Anche se alcune sezioni contraddicono altre, predomina la preoccupazione per la bellezza e questo aspetto, più che il suo messaggio buddhista, ha influenzato profondamente il gusto giapponese.
"Saggi nell'ozio" era quasi sconosciuto ai contemporanei di Kenko e non divenne noto fino al XVII secolo, quando divenne un classico. I gusti di Kenko riflettono contemporaneamente quelli dei giapponesi di epoche molto precedenti e hanno contribuito significativamente alla formazione delle preferenze estetiche dei giapponesi nei secoli successivi.

 

La Sezione 81 del saggio di Kenko illustra il suo stile e le sue preoccupazioni:

"Un paravento o una porta scorrevole decorati con un dipinto o un'iscrizione in pennellate goffe e sgraziate danno un'impressione non tanto della propria bruttezza quanto del cattivo gusto del proprietario.
Tutto lascia intendere che ciò che un uomo possiede, tradisce le sue debolezze. Non sto suggerendo che un uomo non dovrebbe possedere nulla, ma solo capolavori. Mi riferisco alla pratica della decorazione insipida e brutta 'per mantenere la casa e far sì che non mostri la sua età,' o aggiungere ogni sorta di cose inutili al fine di creare un'impressione di novità, anche se si produce solo un effetto di agitazione e nervosismo. Ciò che si possiede dovrebbe apparire vecchio, non eccessivamente elaborato, non dovrebbe costare molto, ma la qualità dovrebbe essere buona".


Donald Keene ha scelto quattro caratteristiche dal lavoro di Kenko, che identificano il gusto giapponese e appaiono particolarmente importanti: Suggestione/Suggerimento, Irregolarità, Semplicità e Deperibilità. Ovviamente, uno non deve cercare lontano nella cultura giapponese per trovare contraddizioni.

Il Dramma Noh, ad esempio, riflette l'amore giapponese per l'attenuazione, l'espressione contenuta e la gestualità simbolica, mentre al contrario il dramma Kabuki utilizza pose esagerate, declamazioni feroci ed effetti scenici brillanti.

Le linee pulite del Palazzo Katsura caratterizzano l'architettura giapponese, ma il mausoleo sfarzosamente decorato degli shogun a Nikko, costruito nello stesso periodo, è stato ugualmente molto apprezzato dalla critica giapponese. Ovviamente, come tutte le generalizzazioni, queste quattro caratteristiche non sono sempre applicabili, ma offrono un punto di partenza per comprendere l'estetica giapponese e la loro ricerca della bellezza.

 

Kenko saggi nell'ozio

Paravento a sei ante che illustra alcune delle sezioni della Tsurezuregusa "Saggi sull'ozio";

in inchiostro, colore oro su carta, firmato Anshun Hisanobu hitsu con guarnizione.

 

Suggestione

 

Il testo di Kenko più rivelatore circa il principio di suggestione è nella sezione 137:

 

"Siamo noi a guardare i fiori di ciliegio solo quando sono in piena fioritura, la luna solo quando il cielo è sereno?
Sospirare alla luna sotto la pioggia, abbassare le persiane e non rendersi conto del passaggio della primavera - queste sono situazioni ancora più profondamente commoventi. I rami di fiori o i giardini cosparsi di fiori sbiaditi sono ancor più degni della nostra ammirazione.... Le persone comunemente si rammaricano per la caduta dei fiori da un albero di ciliegio o per la luna che scompare nel cielo, ma tutto questo è naturale; solo un uomo eccezionalmente insensibile direbbe: "Questo ramo ha perso i suoi fiori, ora non c'è più niente da vedere".

 

"In tutte le cose, ad essere interessanti sono soprattutto l'inizio e la fine. L'amore tra uomini e donne fa riferimento solo a quei momenti in cui l'uno è nelle braccia dell'altro? L'uomo che piange sopra una storia d'amore interrotta, che lamenta le speranze perdute, che passa lunghe notti autunnali da solo, che lascia i suoi pensieri vagare per cieli lontani, che rimpiange il passato in una casa fatiscente, quest'uomo sa veramente cosa significa amore. La luna che si intravede agli albori, dopo che l'abbiamo aspettata a lungo, ci commuove più profondamente della luna piena che splende nel cielo sereno, visibile per chilometri. Com'è incomparabilmente bella la luna, quasi verdastra nella sua luce, quando si vede attraverso le cime dei cedri nel profondo delle montagne, o quando si nasconde per un attimo alle spalle delle nuvole, durante un acquazzone improvviso!

I raggi di luci che balenano tra gli alberi, o le foglie che alla luce della luna sembrano umide, ci colpiscono al cuore...."

 

Suggestione kenko

 

 

"Guardiamo la luna e i fiori di ciliegio solo con i nostri occhi? Quanto è più suggestivo e piacevole pensare alla primavera in casa, senza muoversi, e sognare la luna anche se restiamo nella nostra stanza!"

 

L'estetica giapponese del suggerimento che si concentra su inizio e fine appare in diretta contraddizione con gli ideali occidentali che si concentrano sul momento culminante. Come tutte le persone, i giapponesi apprezzano i fiori in piena fioritura, ma a differenza della maggior parte delle altre culture, ammirano anche i boccioli appena aperti e i petali di fiori caduti. I giapponesi capiscono che, benché meraviglioso, il momento culminante non lascia nulla ai voli della fantasia.

 

Questo principio di suggestione o suggerimento traspare nelle collezioni poetiche giapponesi, in cui l'amante solitamente anela incontrare la sua amata o si rende conto che la vicenda è finita, piuttosto che esprimere la sua gioia per essere al culmine della relazione.
I dipinti giapponesi del tempo di Kenko trasportano la suggestione in grandi spazi. Pochi tratti di pennello servono a suggerire una catena di montagne o un singolo tratto suggerisce uno stelo di bambù.

l pittori giapponesi generalmente hanno utilizzato dell'inchiostro nero, quindi i dipinti del periodo furono monocromi, non perché ai giapponesi non piacesse il colore o non comprendessero il suo utilizzo, ma a causa della loro consapevolezza del potere della suggestione. Una montagna dipinta di verde sarà sempre verde, ma una montagna suggerita da pochi tratti di inchiostro nero può essere di qualsiasi colore l'immaginazione dello spettatore desideri.

 

Irregolarità

 

Kenko spiega l'irregolarità, seconda caratteristica notevole dell'estetica giapponese, nella sezione 82 dei "Saggi nell'ozio".

 

"In tutto, non importa in che contesto ci si trovi, l'uniformità non è desiderabile. Lasciare qualcosa incompleto lo rende interessante e dà la sensazione che ci sia spazio per la crescita. Qualcuno una volta mi ha detto, «anche quando costruiscono il palazzo imperiale, lasciano sempre qualcosa di incompiuto»... Spesso la gente dice che un insieme di libri sembra brutto se tutti i volumi non sono dello stesso formato, ma mi ha colpito sentire l'abate Koyu dire, 'è tipico dell'uomo poco intelligente insistere sulla completezza di tutto. Le composizioni imperfette sono migliori'.

 

Kenko Saggi nell'ozio Yoshida Kenkô mentre legge nella sua capanna - Yamato-e tsukushi in "Pictures of Japan"


I giapponesi hanno una propensione speciale non solo per l'incompletezza, ma pure per un altro tipo di irregolarità, l'asimmetria. Le strutture storiche più pregiate infatti non appaiono mai omogenee.

Anche la poesia giapponese ha numeri di righe irregolari per ogni versetto: tre per gli haiku e cinque per i tanka.

Il resto del mondo sembra preferire strofe di quattro linee. Quando si insegna ai bambini giapponesi a scrivere i caratteri, li si istruisce ad incrociare una linea orizzontale con una verticale in qualche punto, ma mai

al centro. La scrittura più ammirata dai giapponesi tende ad essere sbilenca o in qualche modo di traverso. Anche le ceramiche mostrano qualche irregolarità. Le porcellane Bizen o Shigaraki, così apprezzate dai collezionisti, non sono quasi mai regolari nella forma. Alcune sono sbilenche o sconnesse e la glassa risulta applicata irregolarmente, in modo che ci siano zone vuote. Anche la ruvidità causata da piccole pietre nell'argilla è molto ammirata.

I giapponesi naturalmente sono in grado di produrre porcellane impeccabili, ma non sono così amate come quelle che mostrano qualche irregolarità.

 

L'amore giapponese per le irregolarità è più evidente nelle composizioni floreali o nei giardini.

Un giapponese del passato non avrebbe trovato rilassante la precisione geometrica dei famosi giardini di Versailles. Un giardino giapponese insiste sull'irregolarità, un primo esempio è il giardino di sabbia e pietra di Ryoan-in. È il prodotto di un sistema filosofico, il Buddismo Zen, così profondo come quello che ha ispirato il soffitto della Cappella Sistina. Come evidenzia Keene: "la Cappella Sistina è magnifica, ma chiede la nostra ammirazione, piuttosto che la nostra partecipazione; le quindici pietre di Ryoan-ji, irregolari nella forma e nella posizione, ci permettono di partecipare alla creazione del giardino ..."

 

  • [Vedi: le ceramiche della cerimonia del tè, ad esempio questo vaso per l'acqua del XVII secolo (fig.1), o altre ceramiche giapponesi irregolarmente smaltate. "Paesaggi dell'autunno e dell'inverno," XV secolo di Sesshu (fig.2). Paravento pieghevole "The Old Plum," ca. 1645, attribuita a Kano Sansetsu (fig.3); ciotola di tè ware Mino dal XVI-XVII sec. (fig.4). Vaso per l'acqua Shigaraki ware, XVI sec. (fig.5)]

 


Semplicità

 

Kenko ha parlato più ampiamente della terza caratteristica dell'estetica giapponese, la semplicità, nella sezione 10 che contiene appunto alcuni dei suoi punti di vista su questa qualità.


"Una casa, lo so, è una dimora temporanea, ma com'è delizioso trovarne una che ha proporzioni armoniose e un'atmosfera piacevole. Ci si sente in uno stato d'animo che, persino il chiaro di luna, quando splende sul tranquillo domicilio di una persona di gusto, colpisce più che altrove. Una casa, anche se non è alla moda oppure non è riccamente decorata, ci coinvolge con la sua bellezza senza pretese: un boschetto di alberi con un look indefinibilmente antico; un giardino dove le piante crescendo di propria iniziativa, hanno un fascino particolare; una veranda e un recinto in legno e alcuni effetti personali lasciati in giro, conferiscono al posto un'aria vissuta. Una casa che moltitudini di operai hanno lucidato con ogni cura, dove vengono visualizzati strani e rari mobili cinesi e giapponesi e dove anche i cespugli e gli alberi del giardino sono stati allineati in modo innaturale, è brutta e deprimente da guardare.

Come si potrebbe vivere per molto tempo in un posto così?"

 

Semplicità zen estetica giapponeseUna moderna sala da riunioni giapponese, secondo gli stili tradizionali ed essenziali dell'estetica nipponica.


Noi, come occidentali, ammiriamo le case della gente ricca ed importante, le cui abitazioni sono caratterizzate soprattutto da quelle cose che Kenko trova così sgradevoli: legno riccamente intagliato, giardini attentamente curati e ogni sorta di decorazioni di lusso.

 

Kenko si spiega ulteriormente nella sezione 18:

"È eccellente per un uomo essere semplice nei suoi gusti, evitare la stravaganza, non avere possedimenti, non coltivare alcun desiderio di successo mondano. È vero che, fin dal tempi antichi, gli uomini saggi raramente erano ricchi".


Forse, questo disprezzo dei beni deriva dagli insegnamenti buddisti. Tuttavia, uno deve vivere da qualche parte e questo, di solito, comporta una casa di qualche tipo. Nella sezione 55, Kenko descrive la sua casa ideale.
"Deve essere costruita con l'estate in mente. In inverno è possibile vivere ovunque, ma una casa fatta male è insopportabile quando fa caldo... Le persone concordano sul fatto che una casa che ha abbondanza di spazio è interessante da guardare e può essere adibita per molti usi".


Il genere di semplicità in una casa apprezzato da Kenko, non è sicuramente poco costoso. Il legno non verniciato del tokonoma richiede che venga utilizzata la qualità migliore, dal momento che non è prevista nessuna vernice o doratura sotto cui nascondere le imperfezioni .

 

La famosa cerimonia del tè giapponese è forse l'esempio più estremo dell'amore di questo popolo per la semplicità e l'eleganza discreta. L'ideale ricercato dal grande maestro Sen Rikyu (1422-1491) era il sabi, derivato dalle parole sabi, che significa "ruggine", o sabireru "diventare desolato." Il sabi così stimato da Rikyu non era la semplicità dell'uomo che non poteva permettersi di meglio, ma un rifiuto dei lussi facilmente ottenibili, la preferenza per un bollitore rustico piuttosto di uno nuovo e scintillante.

Ancora oggi i giapponesi sono disposti a spendere una grande quantità di denaro in utensili per la cerimonia del tè, come tazze di terracotta che, agli occhi degli occidentali, sembrano abbastanza ordinarie.


Anche il cibo giapponese offre un altro esempio di semplicità estetica con la sua varietà e la mancanza di spezie che, ad altre cucine, danno sapori intensi. Proprio come è più apprezzato il profumo debole dei fiori di susino rispetto al profumo forte del giglio, così sono gradite le differenze di sapore anche minime tra le varietà di pesce crudo.

 

Deperibilità


L'ultima delle quattro caratteristiche dell'estetica giapponese, la deperibilità, è probabilmente la più lontana dalla sensibilità occidentale, dove la permanenza è così apprezzata. Nel mondo occidentale, gli uomini hanno costruito grandi monumenti di pietra, come le piramidi, in modo che la loro memoria non finisca con la loro esistenza terrena. Un occidentale in viaggio in Giappone nel tardo 1800, Lafcadio Hearn (1850-1904), trattò proprio su queste differenze estetiche tra il Giappone e l'Occidente nella sua opera intitolata Kokoru (1896):

 

"Generalmente parlando, noi occidentali costruiamo per la stabilità e la continuità, i giapponesi per i'impermanenza. Poche cose di uso comune sono realizzate in Giappone con lo scopo di durare a lungo.

I sandali di paglia usurati sono sostituiti spesso, le tuniche sono costituite da pochi semplici tagli di stoffa larghi, cuciti insieme leggermente, per essere indossate e scucite nuovamente per il lavaggio; le bacchette nuove servite ad ogni ospite presso un hotel; i sottili paraventi shoji che servono una sola volta per finestre e pareti vengono rinnovati due volte l'anno; le stuoie che si cambiano ogni autunno, tutti questi sono esempi casuali di innumerevoli piccole componenti della vita quotidiana che illustrano l'appagamento nazionale con l'impermanenza".

 

imperfezione estetica giapponese


Kenko affronta l'estetica della deperibilità nella sezione 82:

 

"Qualcuno una volta osservò che la seta sottile non era soddisfacente da arrotolare perché si strappava facilmente. Ton'a rispose: "E' solo dopo che l'involucro di seta si è consumato in alto e in basso e il rullo ha perso le decorazioni di madreperla, che una pergamena sembra bella" questa opinione ha dimostrato il buon gusto dell'uomo".

 

Segni dell'età e dell'uso indurrebbero gli occidentali ad una riparazione. In Giappone tali segni sarebbero invece apprezzati poiché mostrano che un lavoro è passato attraverso molte mani, una lunga catena di mani umane. Questi difetti e macchie del tempo conferiscono al lavoro una qualità più umana, un certo carattere e quindi lo rendono esteticamente più attraente per i giapponesi.

 

Kenko credeva soprattutto che l'impermanenza fosse un elemento necessario nella bellezza e nella scrittura:

"Se l'uomo non dovesse mai svanire come le rugiade di Adashino, oppure come il fumo sopra Toribeyama, ma permanere per sempre in questo mondo, le cose perderebbero il loro potere di motivarci!

La cosa più preziosa della vita è l'incertezza".


La fragilità dell'esistenza umana è stata un tema costante nella letteratura mondiale, ma generalmente non è stata riconosciuta come una componente necessaria della bellezza, come hanno fatto i giapponesi.

La speciale predilezione nipponica per i fiori di ciliegio è indubbiamente collegata con la loro estetica della deperibilità. Alcune fioriture di frutti rimangono sull'albero per una settimana, altre fino da un mese. I fiori di ciliegio rimangono sugli alberi per un tempo brevissimo, solo tre giorni, un fatto cantato da numerosi poeti giapponesi. Inoltre c'è da osservare che anche se gli alberi ornamentali di ciliegio non producono alcun frutto commestibile e attirano bruchi e tanti insetti fastidiosi, giapponesi piantano gli alberi di ciliegio ovunque possibile per godere dei loro tre giorni di fugace bellezza.

 

Nel Giappone moderno si trova il consueto assortimento occidentale di insegne al neon, ingorghi e sistemi stereo a manetta. Ma il passato sopravvive ancora nelle preferenze estetiche che possono essere visualizzate in modi sorprendenti: una scatola di sushi, un paio di sandali zori laccati, rami d'acero artificiale piazzati lungo una strada commerciale. Come afferma Keen, il passato estetico giapponese non è morto, ma vive nella magnifica profusione di oggetti d'arte che vengono prodotte ogni anno, mentre i suoi principi guida: suggestione, irregolarità, semplicità e deperibilità, non sono dimenticati, anche nel nostro mondo moderno caratterizzato dai continui e tumultuosi cambiammenti.

 

Kenko Saggi nell'ozio

I fiori sono dispersi dal vento, dal vento cui non importa nulla,

ma nessun vento può toccare i fiori del cuore. - Yoshida Kenko

 

 


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I manifesti etici della metropolitana di Tokyo
Zen e l'arte della semplicità al lavoro di Matthew May
Bill Gates e Steve Jobs e l'estetica Zen di Garr Reynolds
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Kuniyoshi Utagawa: la raccolta dei 47 Ronin
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Fondamenti dell'Architetturra giapponese 2: i giardini
Architettura tradizionale giapponese - a cura di Jeffrey Hays
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Cultor - Dipartimento Studi Orientali


 

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